08 marzo 2012

E' uscito il numero di marzo de "Il giornale comunista dei lavoratori"


In questo numero (marzo 2012):
- Editoriale
- L'importanza delle Istanze femministe in un programma rivoluzionario
- il Ministero dell'Ambiente
- Fincantieri di Castellammare
- Il fallimento di Eavbus
- Poster a colori per il tesseramento 2012
- Il governo ungherese
- No Audit per un programma rivoluzionario
- La lotta dei lavoratori dell'Alcoa
- Le nuove sezioni del PCL
- Il profeta - Trotsky - di Deutscher torna in libreria 
- Rubriche

Puoi acquistarlo in tutte le manifestazioni operaie e di movimento, oppure presso le nostre sedi.
Richiedilo scrivendo a: pcl_fc@libero.it

Nella nostra provincia lo trovi o lo puoi ordinare presso le seguenti edicole:
-FORLI' PRESSO L'EDICOLA DI V.LE RISORGIMENTO n°4
-SANTA MARIA NUOVA - BERTINORO PRESSO L'EDICOLA DI V. SANTA CROCE n°3842 

DOVE VA RIFONDAZIONE? OPPOSIZIONE A MONTI MA NON AL PD

di Marco Ferrando- L'ottavo congresso nazionale del PRC tenutosi a Napoli a inizio dicembre ha avuto un carattere singolare. La proposta politica centrale su cui si erano svolti i congressi di circolo - la proposta dell'alleanza democratica col PD - veniva clamorosamente spiazzata, alla vigilia del congresso nazionale, dalla svolta della situazione politica: la nascita del governo Monti e il sostegno del PD a tale governo. Come rimediare all'inconveniente? Come riposizionare la proposta congressuale? Questo diveniva il cuore del congresso nazionale. Il segretario nazionale del PRC, Paolo Ferrero, ha dato una soluzione semplice al problema. Nella sua relazione, come nelle sue conclusioni ha insistito su un concetto chiave: il PD “Ha commesso un errore clamoroso” evitando di andare alle urne e sostenendo il nuovo governo. Ma il PRC non deve commettere l'errore speculare di dire “Mai più col PD”. Perché? Perché “nessuno può prevedere come saranno gli schieramenti politici quando si andrà a votare”, e dire “mai più col PD” significherebbe fare un regalo a Veltroni.

 LA QUESTIONE DEL PD 
 Questa costruzione argomentativa è tanto falsa quanto rivelatrice. Il PD non ha commesso in realtà alcun “errore” nel sostenere Monti. Ha invece confermato, nei termini più clamorosi, la propria natura di classe. Di più: ha rivelato che la propria natura di classe prevale, com'è naturale, su ogni altra considerazione politica e opportunità elettorale. Per quale ragione il segretario del PD ha rinunciato all'occasione di una vittoria elettorale annunciata da tutti i sondaggi e quindi al proprio premierato? Per quale ragione è giunto, col sostegno a Monti, a mettere a rischio in prospettiva la sua stessa segreteria ? Per una ragione molto semplice: la pressione della gravissima crisi finanziaria del capitalismo italiano ha spinto i poteri forti verso un'altra soluzione politica. Quella di un governo straordinario di emergenza nazionale, sostenuto da tutti i partiti borghesi, capace di assumere misure straordinarie contro i lavoratori. Il PD e Bersani hanno semplicemente sacrificato la propria fortuna “particolare” all'interesse generale del capitale e al comando della borghesia italiana. Quel capitale e quella borghesia di cui il PD si candida a rappresentanza credibile e nel cui nome il Partito Democratico è stato fondato.

 OPPOSIZIONE A MONTI MA PORTE APERTE AL CENTROSINISTRA
 Rimuovere questa verità sotto la categoria dell'”errore” significa non tanto sbagliare l'analisi ma giustificare la politica del PRC, per il passato, e per il futuro. Non solo la rimozione della natura di classe del PD “salva” retrospettivamente la proposta congressuale dell'alleanza democratica col PD. Ma la tiene in vita per un imponderabile futuro: qualora frani l'esperienza Monti e si vada anticipatamente a votare con la vecchia legge elettorale, o qualora lo scenario politico del 2013 e una nuova legge elettorale ripropongano l'opportunità dell'alleanza di centrosinistra. Oliviero Diliberto, come sempre più esplicito di Ferrero, ha chiarito il concetto qualche giorno dopo in una intervista all'Unità: “ Cercheremo di favorire chi nel PD si propone di ricostruire il centrosinistra. La nostra opposizione è a Monti, non al PD”. Si poteva essere più chiari? Il fatto che il PD sia un partito borghese, impegnato per di più a sostenere la macelleria di Monti contro lavoro, pensioni, sanità, appare a Ferrero e Diliberto un dettaglio secondario. L'essenziale è preservare contro ogni principio di classe il canovaccio dell'alleanza col centrosinistra per cercare di ritornare ad ogni costo nel gioco della politica “che conta”: il gioco della politica borghese. Quello per cui, come ha spiegato Diliberto, la garanzia di dieci parlamentari val bene il sostegno quinquennale a un governo di centrosinistra, al fianco della borghesia e contro i lavoratori. Come del resto il PRC ha fatto per ben 5 anni nell'ultimo quindicennio ('96-'98 col primo governo Prodi, 2006-2008 col secondo governo Prodi).

 MONTI E DINI
L'opposizione del PRC al governo Monti è naturalmente un fatto certo e una scelta netta.
Ma non contraddice affatto, di per sé, la prospettiva di recupero del centrosinistra. Al contrario. Solo la riconquista di una dote elettorale favorita dall'opposizione a Monti può consentire domani al PRC di tentare di ricomporre un'alleanza col PD. Non è forse ciò che accadde nel 95 a fronte del governo semitecnico di Lamberto Dini (sostenuto dal centrosinistra e dalla Lega)? Il PRC fece un'opposizione dura a Dini, più dura nei toni di quella oggi riservata a Monti. Ma fece opposizione perchè quel governo aveva spezzato l'”alleanza progressista” col PDS realizzata un anno prima dal PRC, e perchè solo la rimozione di quel governo poteva consentire la ricomposizione dell'alleanza. Fu esattamente ciò che accadde: quando la caduta di Dini aprì la via - appena un anno dopo - all'accordo di centrosinistra con Romano Prodi (e al voto favorevole del PRC alle leggi di precarizzazione del lavoro e ai campi di detenzione per i migranti). Naturalmente non è affatto detto che lo scenario si ripeta. Troppe sono le incognite sui futuri scenari politici. E sono largamente indipendenti dalle volontà di Paolo Ferrero. Ma quel che è certo è che i gruppi dirigenti del PRC e della FDS faranno tutto quanto è nelle loro disponibilità per ricomporre l'alleanza col PD. L'opposizione a Monti, nei loro auspici, è solo una parentesi obbligata. Tutto questo conferma un giudizio di fondo: l'impermeabilità dei gruppi dirigenti del PRC alle lezioni amare di un quindicennio, ed anzi l'eterna coazione a ripetere un canovaccio politico fallito. Quello della ricerca di un blocco politico con la borghesia “democratica”.

UN'OPPOSIZIONE RIFORMISTA 
 Questa prospettiva peraltro segna già oggi alcuni caratteri della politica del PRC, al di là dell'opposizione a Monti. E' il caso delle politiche locali del PRC: dove permangono le alleanze di governo più impresentabili col centrosinistra (talvolta estese alla UDC come nelle regione Liguria); e dove la ricerca dell'alleanza col PD, ovunque possibile, alla vigilia delle prossime elezioni amministrative, è una costante della politica del partito. E' il caso della stessa impostazione programmatica del PRC: dove Ferrero e Grassi si sono premurati di precisare, in sede di Congresso, che la proposta di annullamento del debito pubblico va non solo circoscritta alle sole banche tedesche, ma va intesa come leva negoziale di pressione sulla BCE per ottenere la modifica del suo Statuto. Evitando “derive estremiste e irragionevoli” che possano magari compromettere la credibilità del partito presso il centrosinistra. E' il caso infine delle stesse parole d'ordine del PRC verso il governo Monti. Dove l'opposizione al governo convive col rifiuto della parola d'ordine della sua cacciata, attestandosi invece sulla richiesta a Monti di “un'altra politica economica”. Anche qui non si tratta della convinzione reale che un governo dei banchieri possa realizzare una politica favorevole al lavoro. Si tratta della volontà di evitare un immagine antisistema, una rottura delle relazioni di rispetto istituzionale con Napolitano (il cui saluto è stato applaudito al Congresso), un danno a futura memoria nei rapporti col PD. Opposizione sì, ma senza rompere i ponti con Bersani: questa è insomma la cifra della linea congressuale del PRC. In un congresso che ha peraltro rimosso l'intera tematica della svolta necessaria dell'azione di massa contro padronato e governo proprio nel momento in cui solo un salto radicale dell'opposizione sociale può erigere una diga di resistenza e aprire la via di un'alternativa.

MINORANZE INTERNE SENZA PROSPETTIVA
 In questo quadro va valutato il ruolo delle minoranze congressuali del partito: la mozione di Falce e Martello (13,4%) e la terza mozione (5,3%), sommatoria eterogenea di diversi gruppi locali. Le minoranze, e soprattutto la seconda mozione, hanno sicuramente raccolto una volontà di contrasto della politica del partito, presente in particolare in settori operai e giovanili del PRC. E' una volontà cui guardare con attenzione e rispetto. Ma questa volontà cozza irrimediabilmente con la costituzione materiale riformista di un partito irriformabile, come l'esperienza di vent'anni ha dimostrato. Questo è il punto decisivo. I gruppi dirigenti delle minoranze voltano le spalle a questa verità, limitandosi a far leva sul dissenso interno per conservare sine die il proprio spazio di nicchia nel PRC: alternando blocchi senza principi (e fallimentari) con i dirigenti riformisti del partito (come quando avallarono la falsa “svolta a sinistra” del Congresso di Chianciano), con ricollocazioni all'opposizione interna. Senza mai dare, in ogni caso, alla parte migliore del partito una prospettiva politica indipendente: quella della costruzione di un autonomo partito comunista e rivoluzionario.

PER IL PARTITO DELLA RIVOLUZIONE 
Eppure è questa la necessità riproposta dall'intera storia del movimento operaio, e dalla stessa vicenda di Rifondazione. E questa è la ragione della nascita e della costruzione del Partito comunista dei Lavoratori. Che dentro l'azione di fronte unico contro il governo Monti, dentro la più ampia disponibilità unitaria di lotta e di confronto, continuerà a rivolgersi ai compagni migliori del PRC per dire loro: ”non si può stare tutta la vita da comunisti in un partito riformista. Costruite con noi il partito della rivoluzione. Costruiamo il NOSTRO partito”.

(Pubblicato su "Il giornale comunista dei lavoratori"  - gennaio/febbraio 2012)

03 marzo 2012

Comunicazioni

La nuova mail del partito è: pcl_fc@libero.it

La sezione locale del PCL ti invita alla mensile serata di formazione, aperta a simpatizzanti ed iscritti, che si terrà mercoledì 7 marzo dalle ore 21,00 presso il circolo ARCI in via del Tulipano, 17, a Forlimpopoli.
Si affronterà il seguente tema:
 "Quale uscita dalla crisi? Neo-keynesismo o rivoluzione?" 
 Nel corso della serata raccoglieremo anche le adesioni per lo sciopero dei metalmeccanici FIOM (9 marzo, manifestazione a Roma) ed il corteo NO DEBITO (31 marzo, manifestazione a Milano).
 Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) sezione "D. Maltoni" Forlì-Cesena

02 marzo 2012

Il solo spread che ci interessa…

Come gli economisti sono i rappresentanti scientifici della classe borghese, così i socialisti e i comunisti sono i teorici della classe proletaria

di Trotsko- In un articolo de il Sole 24 ore a firma di Antonio Larizza del 27 febbraio 2012 è stato riportato che lo stipendio medio in Italia è fermo a 22.701 € contro i 41.100 € della Germania.

Da mesi tutti i partiti della classe dominate ci stanno imponendo un governo illegittimo che basa la sua legislatura sulla riduzione dello spread: la differenza tra i Btp italiani rispetto ai Bund tedeschi.

Chi vive del suo lavoro o è costretto alla disoccupazione da un sistema capitalista al collasso, non ha nessun interesse a pagare per rincorrere i Bund tedeschi e salvare i titoli dello Stato italiano!
E’ ora che si inizi invece la vera rincorsa del differenziale tra salari italiani e quelli tedeschi che è arrivata a quota 18.399€!

Solo un governo dei lavoratori può mandare in default i profitti e lo Stato dei padroni, e risanare (finalmente) l’economia di migliaia di lavoratori ridotti allo stremo.
Non esiste una “economia nazionale”, ma solo gli interessi di classi contrapposte, si tratta di scegliere da che parte stare e quale programma difendere.
Il PCL e il coordinamento per la rifondazione della IV internazionale sono lo strumento su cui i lavoratori possono contare per porre fine alla dittatura di industriali e banchieri.
Lavoratori, rafforziamo il nostro partito, per affrontare le lotte che ci attendono!

28 febbraio 2012

MARCEGAGLIA: ricatto DI CLASSE!

di Falaghiste- Il salario di ingresso è una storia che va avanti ormai da un anno negli stabilimenti della presidente di confindustria Emma Marcegaglia, ma recentemente c’è stata la svolta quando l’azienda ha decretato il licenziamento di 6 lavoratori interinali (e più avanti di altri 6) salvo l’accettazione, da parte dei sindacati, del salario d’ingresso.

Una storia che, se non fosse perché c’è in ballo il futuro dei lavoratori, assomiglierebbe ad una comica, tante sono le contraddizioni che a livello locale ha fatto emergere; specialmente fra le file del Partito Democratico. Bisogna stare con i padroni e non con gli operai, questa è la sostanza di quanto ha affermato il Sindaco PD di Forlimpopoli semplificando il pugno di ferro dell’azienda contro la FIOM. Infatti, sulla stessa linea di FIM e UILM, egli ha invitato la FIOM ad accettare senz’altro il ricatto e così ridurre il salario a 1050 euro al mese( per i rimi sei anni dopo l’assunzione e dopo chi sa?), per tutti coloro che d’ora innanzi verranno assunti, con un risparmio netto per l’azienda di 27.000 euro ognuno.
Insomma, per il PD, una cosa sono le campagne elettorali dove strombazza vigliaccamente di voler tutelare i lavoratori, un’altra la realtà, dove si schiera sempre con i padroni, sia a livello locale che nazionale, dove appoggia un governo di strozzini, nemico degli operai e di tutti i lavoratori dipendenti E poi…FIM e UILM che proclamano ipocritamente 2 ore di sciopero insieme alla FIOM quando i 6 lavoratori sono già stati lasciati a casa e poi starrnazzano su tutta la stampa borghese locale che la FIOM è irresponsabile e ideologica. Intanto dovremmo precisare che cosa è l’ideologia. Probabilmente per quelli di FIM e UILM è una parolaccia che usano a sproposito senza conoscerne il significato.

Cimentiamoci allora nell’impresa ardua di metterli al corrente:” per ideologia s’intende l’insieme di principi e concetti che stanno alla base di un movimento politico, religioso, artistico ecc. ”Nessuna organizzazione può esistere autonomamente senza un minimo di ideologia, tanto meno un movimento sindacale; a meno che non ricorra ad un’altra ideologia senza darlo a vedere. A meno che non faccia il doppio gioco: fingendo di stare con i lavoratori mentre fa il gioco dei padroni, esattamente come fanno FIM e UILM. Un’ideologia anche questa dunque, ma fascistoide, antioperaia e filopadronale. Naturalmente essi pensano che se la FIOM non fosse ideologica, direbbe sempre si all’azienda, come fanno loro e hanno sempre fatto i sindacati padronali nel corso della loro triste storia. Comunque è chiaro cosa intendono FIM e UILM quando accusano la FIOM di essere ideologica. La accusano di agire in maniera preconcetta senza tenere conto della realtà, una realtà che obbliga le aziende a ridurre i salari e aumentare la produttività per competere a livello internazionale, sia in funzione dell’esportazione che per attrarre investimenti: più ideologico di così ! Questo non vuol dire che la FIOM non abbia problemi ideologici, ma in senso contrario di quanto pensano i sindacati padronali. Infatti, pur continuando ancora ad essere l’unico sindacato di massa non ancora asservito al capitalismo, la FIOM, non si è ancora liberata dall’illusione che può ancora esistere, nel mercato globale e in paese come l’Italia,un capitalismo disposto a concedere ai lavoratori diritti e salari decenti. Continua paradossalmente ad intrattenere relazioni con i partiti borghesi ( PD in testa ) e con quelli opportunisti e piccolo borghesi come il SEL di Vendola e soprattutto continua a ricercare l’unità con FIM e UILM, mentre la CGIL fa lo stesso nei confronti di CISL e UIL a livello confederale.
Questo le impedisce, nonostante sia di gran lunga la maggiore organizzazione di massa presente in Italia, di sviluppare tutto il suo potenziale offensivo nei confronti del padronato, regredendo di sconfitta in sconfitta in inutili parate e sciopericchi senza prospettiva.
 Bisogna cominciare a vincere rompendo ogni relazione unitaria con CISL e UIL perché non è vero che uniti si vince, anzi è esattamente il contrario: insieme ai sindacati padronali è il padrone l’unico vincitore, come è successo alle FIAT con l’accordo separato. Rompere con i sindacati padronali e con i partiti dei padroni, costruire il sindacato di classe, preparare lo sciopero generale continuato per cacciare il governo degli strozzini e dei padroni…… !

Piena solidarietà a Luca Abbà!

Comunicato stampa Annunciato da mesi dalle sirene della provocazione di stato come inevitabile, come scientemente ricercato dalle frange violente dei NO TAV, infine il ferito grave (secondo le prime indiscrezioni, in condizioni disperate) è arrivato. Il problema è che non proviene dalle fila dei centurioni in assetto da guerra che da anni aggrediscono la valle per assicurare ad un pugno di industriali e banchieri lauti guadagni; la vittima in questione è uno dei nostri, uno dei compagni più attivi nel movimento, è Luca Abbà, uno che aveva ben compreso quale parte della barricata difendere. Oggi all'alba cominciavano le operazioni di esproprio dei terreni privati per allargare il perimetro del cantiere e puntuali come sempre, i NO TAV si mobilitavano per disturbare ed impedire la distruzione della valle. Luca si arrampicava su un traliccio dell'alta tensione, a 10-15 metri di altezza; da lì, in diretta su RADIO BLACK OUT, contattato attraverso il telefonino, lo si sente distintamente urlare che sarebbe stato pronto, come estremo gesto di difesa, ad aggrapparsi con le mani ai fili dell'alta tensione, nel tentativo di far desistere la sbirraglia accorsa sul luogo per farlo scendere. Pochi minuti dopo, coi cani blu impegnati ad arrampicarsi sbraitando sino a Luca, la tragedia (attualmente è in coma).

Ora i politicanti e i mass media, i questori e i prefetti, gli operosi magistrati infami come Caselli, ci martelleranno per settimane cercando di convincerci che si è trattato di una fatalità, come hanno sempre fatto, prima e dopo Pinelli volato giù dal terzo piano della questura di Milano.
No, questo è un tentato omicidio, più precisamente un tentato omicidio di stato, per il quale nessuno pagherà.
E mentre i lavori proseguono passando letteralmente sulle nostre vite, c'è chi all'interno del movimento vuole fare la lezioncina da anima bella, biasimando chi pratica forme di resistenza attiva (ma dobbiamo solo prenderle?), stigmatizzandolo come black block, terrorista, addirittura infiltrato!

Ma i fatti, che hanno la testa dura, molto più dura dei vostri sproloqui da benpensanti di sinistra, sono inequivocabili: mentre un vero e proprio esercito armato fino ai denti ed in numero superiore a quello impiegato in Afghanistan (dove pare ci sia una guerra di occupazione) ci fronteggia in Val di Susa permettendo alla TAV di compiersi, il movimento NO TAV dovrebbe secondo alcuni mettere in atto esclusivamente pratiche nonviolente, di disobbedienza civile (urca!).
Il risultato è che lo stato e le sue truppe, che non si interrogano sull'uso della forza, semplicemente la utilizzano, vincono e procedono come carri armati. Noi, con le nostre bandierine e i nostri canti, arretriamo mentre il movimento è comunque funestato da arresti e sangue. La lotta per fermare la TAV, e in generale tutte le lotte intraprese, non devono essere simboliche, di testimonianza, ma porsi l'obbiettivo della vittoria.
Con ogni mezzo necessario.
Partito Comunista del Lavoratori (PCL) sezione "D. Maltoni" Forlì-Cesena

24 febbraio 2012

Al fianco della lotta degli operai Marcegaglia! Respingere le provocazioni di Lega e PdL!!

L'acidità con la quale Morrone (Lega Nord) e Bartolini (PdL) attaccano gli operai in lotta della Marcegaglia dimostra in modo lampante la natura di classe di questi due partiti: divisi nell'appoggio a Monti e al suo governo tecnico, separati alle prossime imminenti elezioni amministrative, assolutamente uniti, quasi inscindibili, nel tutelare gli interessi dei poteri forti, in questo caso del grande padronato, con buona pace di chi guarda alla Lega come ad un partito "vicino al popolo", addirittura come l'ultimo partito "operaio".

La Marcegaglia non è una fabbrica decotta, ma una multinazionale che macina profitti milionari per i suoi grandi azionisti. Questi però non si accontentano e vogliono mangiare sul già risibile salario dei dipendenti, riducendolo di ben 300 euro netti mensili, a parità di mansione, ricattando i lavoratori interinali, insomma il più classico "prendere o lasciare", atteggiamento para-mafioso insomma, purtroppo considerato legale. Tutto questo è inaccettabile, ed un sindacato che conservi un briciolo di dignità lo deve denunciare.

 A Morrone e a Bartolini, i quali ritengono che occorre subito arrendersi ai diktat aziendali perché "la realtà occupazionale locale" non permette di far diversamente e quindi "il sindacato deve stare al passo coi tempi", noi del PCL chiediamo: quando i padroni, approfittando della crisi, destinata ad acuirsi, pretenderanno, per "stare al passo coi tempi e con la concorrenza", di pagare chi lavora 2 dollari al giorno o di impiegare manovalanza minorile, voi glieli manderete i vostri figli? Perchè cessione dopo cessione, resa dopo resa, arriveremo a questo punto.

 Infine, una precisazione a Morrone che strilla in difesa della povera Marcegaglia che "dà il pane a migliaia di forlivesi": sono i salariati che letteralmente sfamano e arricchiscono i propri padroni (Marcegaglia inclusa), non il contrario. I padroni ci impoveriscono mentre noi, col nostro sudore, consentiamo loro una vita da nababbi. L'ora è giunta:tagliare il costo del profitto, non quello del lavoro! Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) sezione "D. Maltoni" Forlì-Cesena

Contro i soloni liberali sul default

Cari compagni, quante volte ci siamo imbattuti in finti "illuminati" i quali, in preda all'impossibilità di batterci sul piano della propaganda e della strategia, se ne escono con simili dichiarazioni: "ehi, ma non siamo più nel Novecento", oppure "avete delle belle idee, ma la storia e il mondo sono cambiati, non sono più quelli di una volta!". Che dire, saltando a pié pari il Novecento e approdando addirittura all'Ottocento, precisamente al gennaio 1850, Marx, in "Le lotte di classe in Francia" scriveva: ...L'indebitamento dello stato era, al contrario, l'interesse diretto della frazione della borghesia che governava e legiferava per mezzo delle Camere. Il disavanzo dello Stato era infatti il vero e proprio oggetto della sua speculazione e la fonte principale del suo arricchimento. Ogni anno un nuovo disavanzo. Dopo quattro o cinque anni un nuovo prestito offriva all'aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare lo Stato che, mantenuto artificiosamente sull'orlo della bancarotta, era costretto a contrattare coi banchieri alle condizioni più sfavorevoli. Ogni nuovo prestito era una nuova occasione di svaligiare il pubblico, che investe i suoi capitali in rendita dello Stato, mediante operazioni di Borsa al cui segreto erano iniziati il governo e la maggioranza della camera. In generale la situazione instabile del credito pubblico e il possesso dei segreti di Stato offrivano ai banchieri e ai loro affiliati nelle Camere e sul trono la possibilità di provocare delle oscillazioni straordinarie, improvvise, nel corso dei titoli di Stato; e il risultato costante di queste oscillazioni non poteva essere altro che la rovina di una massa di capitalisti più piccoli e l'arricchimento favolosamente rapido dei giocatori in grande. Karl Marx NO ALLA TRUFFA DEL PAGAMENTO DEL DEBITO NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI ESPROPRIO SENZA INDENNIZZO DEI GRANDI CAPITALI