iniziative in corso

Tesseramento 2015

Solo la rivoluzione cambia le cose.

Tesseramento 2015

Costruiamo il partito della rivoluzione!

Tesseramento 2015

Mai un passo indietro.

Tesseramento 2015

Licenziamo i licenziatori.

Tesseramento 2015

Solo la classe operaia può costruire l'alternativa.

24 luglio 2015

Il caso Reem e la banalità del male

di Trotsko

Schengen è un comune di qualche anima su tre confini: Lussemburgo, Francia, Germania; è nota per un trattato della UE che blocca gli essere umani fuori dai confini dell’Unione e apre alle merci. Un trattato che permette l’assenza di controlli doganali tra gli Stati appartenenti alla UE, almeno sulla carta... perché chi si muove tra confini potrà notare come i controlli siano tutt'altro che soppressi. Alcuni giorni fa un sondaggio sosteneva che la maggioranza della popolazione europea vorrebbe ristabilire anche i controlli doganali all’interno dei paesi dell'Unione Europea, dimostrando che solo chi non si muove non sente il rumore delle proprie catene.

In questo quadro s'inserisce il caso Reem. Una ragazzina 14enne, da 4 anni residente in Germania con la "colpa" di provenire da un campo profughi, la quale si è sentita sbattere in faccia le melmose parole della democratica-cristiana Angela Merkel: non potete venire tutti qui.

La banalità del male è condensata in una frase. Una frase che si sente ripetere ovunque e che il populismo xenofobo cavalca e alimenta.

Alla fine Reem con le sue lacrime ha commosso l'opinione pubblica e potrà rimanere in Germania, ma migliaia di persone senza volto e le cui lacrime non sono inquadrate dai media verranno respinte in nome della logica del capitale: le merci possono transitare liberamente, gli esseri umani no.

La roulette della vita, che t'inserisce dentro a frontiere stabilite: di classe e di nazionalità. Una società detestabile e priva di logica.

Basta un gesto per capirlo: provate ad aprire la mano e tenere separate le dita... poi provate stringere le dita in un pugno: in quale caso la mano è più forte?

A Big Bill Haywood è attribuito questo esempio per spiegare alla classe operaia statunitense, divisa e frammentata da una babele di lingue e culture, la differenza tra una società capitalista atomizzata e il socialismo.

In questa Europa caotica e dove tutto può accadere, è il caso di levare il pugno contro l'arroganza dei padroni e dei loro lecca piedi. Non c'è dubbio che il socialismo, lungi dal rappresentare un'utopia, sia la sola soluzione. Abbiamo bisogno di una società più forte.

23 luglio 2015

Razzismo, arma di distrazione di massa

Fabrizio Florestano, ex coordinatore comunale di Fratelli d'Italia a Ferrara, ha pronta la soluzione per il problema immigrazione. Scrive su Facebook: “Io ne prendo 100 alla volta: tempo di sparare per farli cadere in una buca e me ne date altri 100. In una giornata ne faccio fuori quanti ne sbarcano”. (qui)
Le parole dell’ormai ex coordinatore FDI ferrarese esprimono esplicitamente tutta la carica razzista e fascista che la destra è pronta a scatenare contro persone la cui unica colpa è quella di fuggire da miseria e guerre causate direttamente dalla politica e dall'economia occidentale.
Lo schifo e lo sdegno che suscitano in noi queste parole è indicibile, ma non ci facciamo ingannare: il razzismo è da sempre l’arma che utilizza il capitale per mettere i proletari gli uni contro gli altri, sventolando la nazionalità o il colore della pelle come discriminante. Lo scopo è quello di trovare il perfetto capro espiatorio per la macelleria sociale che sta colpendo gli strati meno abbienti della popolazione. Innescando una guerra tra poveri si distoglie l’attenzione dal vero nemico, quella classe padronale composta da industriali e banchieri che continua a ingrassare a spese degli sfruttati.
Sono loro i veri responsabili dello sfruttamento e della miseria del proletariato italiano, non chi viene a morire in mare o nelle nostre campagne a raccogliere i pomodori. È il padrone che ruba il lavoro, non l’immigrato.
Italiani e migranti hanno un nemico comune, che trascende le barriere nazionali, che è sempre lo stesso in ogni paese: gli sfruttatori capitalisti.
Noi del Partito Comunista dei Lavoratori rivendichiamo un fronte comune di tutti gli sfruttati, di ogni nazione, in una lotta comune contro chi affama la stragrande maggioranza delle persone in ogni paese, per la costruzione di un mondo senza frontiere e senza padroni.

22 luglio 2015

Riflessioni sulla Conferenza di Organizzazione della CGIL

Di Bukaneros

Questa Conferenza di Organizzazione si presenta come un’iniziativa sbagliata, controproducente, un passaggio di cui nessuno, al di fuori del ristretto gruppo dirigente confederale, sentiva davvero la necessità.

Si è usato uno strumento e uno spazio istituzionale dell’organizzazione per proseguire lo scontro congressuale di appena un anno fa, dando anche all’esterno l’idea di una specie di guerra fredda interna alla Confederazione.

Infatti, anche se le motivazioni di questa convocazione fanno appello alla necessità di adeguare la struttura dell’organizzazione alla nuova fase storica, nel documento presentato dalla segreteria non si vede nessuna di queste “storiche” innovazioni.

Si ha piuttosto la netta sensazione che l'unico vero obiettivo che traspare chiaramente sia un obiettivo politico – la “NORMALIZZAZIONE” della vita interna della CGIL, con la definitiva NEUTRALIZZAZIONE dell’unica categoria che ancora manifesta un certo grado di vitalità critica, di pensiero costruttivo e di una fondamentale autonomia.

Inoltre, leggendo il documento, si ha la netta sensazione di una volontà di epurazione autoritaria a partire dal numero dei dirigenti ai direttivi e alla legittimazione decisionale del segretario generale di ogni singola categoria chiaramente in contrasto con i cosiddetti "cattivi" o per meglio dire con i più critici e quindi ai più ribelli, con il forte rischio di perdere anche quel minimo di democrazia all'interno della Confederazione.

Si denota inoltre nessuna seria riflessione circa la totale distanza attuale esistente tra la CGIL e la società italiana, il mondo dei giovani, del precariato di massa; nessuno sforzo per allargare la base democratica di partecipazione alle decisioni in favore degli iscritti. L’unica finalità politicamente leggibile di questa operazione è il completamento di quella che è stata la vera missione dell’era Camusso: neutralizzare e sterilizzare "l’anomalia" del sindacato metalmeccanico che pur, tra mille contraddizioni e limiti, sta cercando di non arrendersi, di non abdicare alla sua storia e al suo ruolo.

Susanna Camusso, in questi anni ha oscillato e sbandato su tutti i terreni più strategici; che si parlasse di contrattazione, di gruppo Fiat, di pensioni. Il gruppo dirigente della CGIL si è sempre mostrato debole o tentennante.

L’unica linea su cui davvero Susanna Camusso ha tenuto la barra dritta è stata questa: ELIMINARE il pluralismo, far tacere le voci di dissenso, spingere tutta l’organizzazione verso il baratro di una CISLIZZAZZIONE strisciante. Perché così è stata governata questa organizzazione in questi anni: ricordiamo i tanti voti di fiducia imposti ai direttivi nazionali più cruciali, l’accordo del 28 giugno, quello del 10 gennaio e adesso il tentativo di ricomporre definitivamente la "cosiddetta" unità sindacale con un nuovo pastrocchio sul regime della contrattazione.

Si tratta di passaggi in cui la crisi devastante di rappresentatività della CGIL è restata sullo sfondo, come un evento naturale e inevitabile: ogni risorsa, ogni intelligenza, ogni sforzo, è stato dedicato da Susanna Camusso, e dal suo gruppo dirigente, non al rilancio del sindacato, ma al tentativo di ridisegnarne la governance in senso accentrativo. Fino al tentativo, usando la Conferenza di Organizzazione, di imporre evidenti forzature sul piano statutario senza passare per il congresso – forzature che devono essere contrastate con decisone in ogni sede.

Questa conferenza di organizzazione chiude in qualche modo un ciclo, il più disastroso della storia centenaria di questa organizzazione; e si pone, questo evento, anche come simbolo di questa fase: quanto è costata, in termini di risorse dei lavoratori, questa kermesse? Sono stati raccolti tanti delegati e funzionari per ratificare scelte che sono già state fatte altrove.

Una finzione di democrazia, una finzione di dibattito, mentre fuori infuria la bufera e il peggior governo di destra (una destra decisa, destra economica, destra populistica, destra anti-operaia...insomma l'attuale politica di destra del Partito Democratico) ci sta mettendo all’angolo su tutti i terreni disponibili e lo sta facendo purtroppo ormai da diverso tempo.

La Cgil, vista da questa conferenza d’organizzazione, è una struttura autistica, rassegnata a diventare una specie di ente parastatale, un centro servizi, totalmente incapace di pensare a se stessa come guida di un processo di rinnovamento della società italiana.

In pochi anni si è passati dai fasti della concertazione alla rottamazione dei corpi intermedi; come sindacato siamo stati utili quando c’era da tenere bassi i salari e allungare l’età pensionabile; ci hanno dato un calcio nel sedere quando si sentivano abbastanza forti da fare a meno di noi.

È una stagione che si chiude, tutto accuratamente preparato dai nostri dirigenti nei mesi scorsi per arrivare ad un esisto scontato, è il triste segno conclusivo di questa stagione.

Di cosa si sarebbe dovuto invece discutere, durante la Conferenza?

1) Di come aprire davvero le Camere del Lavoro ai movimenti sociali, al precariato organizzato, alle tante lotte anche nel nostro territorio per il diritto alla casa, all'organizzazione dei migranti contro l'isolamento e l'odio che sempre più sono costretti a subire.

2) Di come organizzare i precari in una nuova stagione di sindacalizzazione di massa – a cominciare dal precariato che si è sviluppato, in questi anni, mentre noi spesso abbiamo girato la testa dall’altra parte, proprio dentro i perimetri del nostro insediamento sociale, dentro i cancelli delle nostre aziende.

Sicuramente sarebbe stato importante discutere di...

3) come affrontare la crisi organizzativa e finanziaria della Cgil, in particolare la condizione inedita e pericolosissima di intere categorie che ormai ricevono più risorse dalla bilateralità che dalle quote delega – e che nei prossimi anni saranno costretti a firmare di tutto, con una brusca ulteriore perdita di autonomia, perché chi dice no e non firma resta fuori dal gioco.

E ancora...

4) di come svincolare il potere contrattuale e lanciare una nuova stagione di in cui si possa andare a testa alta dai lavoratori, con rivendicazioni contrattuali, con piattaforme dignitose, finalmente libere dalle zavorre che ci hanno incatenato per vent’anni, ora più che mai visto che all'orizzonte spunta addirittura il forte rischio, dopo una chiarissima richiesta confindustriale, della fine del contratto nazionale di lavoro, dopo il colpo della triste fine dello statuto dei lavoratori.

Nel documento si parla anche della riconquista di un nuovo statuto dei lavoratori...la domanda mi viene spontanea, COME??? Come fare a riconquistare diritti e dignità nelle nostre aziende visto che la stessa dirigenza nazionale cigilellina, allineata purtroppo da tempo con gli altri sindacaticchi, ha definitivamente tolto dal proprio dizionario sindacale scioperi generali e unità conflittuale? Come pensa di proporre ai lavoratori di riconquistare un obiettivo così nobile e allo stesso tempo così difficile!??! Se ai lavoratori non siamo in grado di dare risposte certe e credibili, rischiamo per l'ennesima volta di dircele e cantarcele solo tra noi.

5) Era necessario discutere di come chiudere definitivamente la stagione del collateralismo verso quel certo partito (innominabile) – che adesso in CGIL fanno tutti finta di non conoscere, ma a cui fino al 2013 abbiamo fatto campagna elettorale dentro le nostre sedi! – coi risultati che ben conosciamo.

Ma soprattutto, questione delle questioni...

6) avremmo dovuto discutere di come spalancare le stanze di questo sindacato al coinvolgimento dei lavoratori, alla riappropriazione della CGIL da parte dei nostri iscritti per una vera partecipazione decisionale operaia, lavoratrice e popolare di questo sindacato e delle sue strutture – perché oggi purtroppo è evidente che sempre meno persone avvertono la CGIL come elemento indispensabile di tutela ed emancipazione della propria condizione lavorativa e sociale.

21 luglio 2015

CON I LAVORATORI DELL’IKEA, PER DIFENDERE DIRITTI E SALARI, PER COSTRUIRE UNA RESISTENZA DI MASSA CONTRO L’OFFENSIVA DEI PADRONI!!!

In queste settimane IKEA, il colosso svedese oramai presente in tutto il nostro paese, ha presentato le proprie richieste per il contratto integrativo aziendale (CIA).

Il padronato italiano ha aperto proprio in questo periodo una nuova, pesante offensiva contro lavoratori e lavoratrici del nostro paese. Confindustria, Confcommercio e anche diverse imprese al loro esterno (dalla nuova FIAT alle grandi catene commerciali) vogliono rivedere il sistema contrattuale: vogliono aver mano libera sull’organizzazione del lavoro (orari, turni, pause, ecc) e vogliono rendere il più possibile variabili gli stipendi (soprattutto per poterli diminuire, all’occorrenza, anche sotto i minimi dei contratti nazionali). Vogliono cioè sfruttare subito i nuovi rapporti di forza determinati dal Job Act (licenziamenti, videosorveglianza e demansionamento). La rinuncia alla lotta da parte delle direzioni sindacali, dopo lo sciopero del 12 dicembre, oltre che permettere al governo di perfezionarne liberamente i decreti, ha infatti stimolato l’appetito del capitale.
Le richieste di IKEA sono in linea con questa nuova offensiva del padronato, in linea con ciò che tante altre aziende stanno facendo in tutta Italia (dall'industria al commercio): riduce i costi per aumentare i profitti. Il “costo“ è quello dei lavoratori e delle lavoratrici. Il profitto è quello degli azionisti. Altro che “collaborazione“ tra capitale e lavoro!

IKEA, con la brutalità di cui i padroni sono capaci, ha spiegato che, siccome la concorrenza è spietata e le commesse sono poche, dal momento che “l'Italia del 2015 non è più quella del 2000”, si deve accettare pesanti riduzioni al salario: un taglio netto alle maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo, la cancellazione dell’importo fisso del premio aziendale. Un taglio che per molti dei 6 mila dipendenti (70% part time) comporta una riduzione di almeno 200 euro al mese, indispensabili per la mera sopravvivenza.

I lavoratori e le lavoratrici di IKEA, questa volta, hanno reagito! I sindacati hanno dichiarato tali proposte “inaccettabili”. Sono state costruite mobilitazioni e iniziative di lotta, sino ad uno sciopero nazionale di otto ore in tutta IKEA (11 Luglio scorso). Uno sciopero molto riuscito (tra il 75 e l' 80% di adesioni): una bella dimostrazione di forza di lavoratori e lavoratrici.

Una reazione importante. Perché in una grande azienda, con migliaia di lavoratori e lavoratrici, presente in tutto il paese, si sta combattendo contro questa offensiva. Si contrappone una rigidità alla flessibilità totale che viene oggi richiesta in tutti i posti di lavoro: la rigidità di uomini e donne che chiedono di esser riconosciute come persone, e non come una semplice variabile della contabilità aziendale. Il 22 luglio è stato fissato un nuovo incontro tra le parti.

SALARI E DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI IKEA NON DOVRANNO ESSERE TOCCATI!!!

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) è a fianco di questa lotta, che è lotta di tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici italiane, contro l'Azienda e in solidarietà dei 6 mila lavoratori e lavoratrici IKEA, contro ogni peggioramento delle loro condizioni lavorative e salariali.

15 luglio 2015

La barbarie del capitalismo europeo. Il fallimento del riformismo di Tsipras. La rivoluzione socialista: unica soluzione!

I creditori strozzini dell'Unione Europea, della BCE, del FMI ( la famigerata Troika) hanno stretto il cappio al collo della Grecia.
Un paese già condannato alla catastrofe umanitaria viene nuovamente messo a saccheggio: ulteriore taglio alle pensioni, nuove tasse sui beni alimentari, nuova svendita dei beni nazionali ai creditori, ulteriore distruzione dei diritti sindacali. Il tutto sotto il commissariamento diretto degli strozzini. Il NO di massa del popolo greco ai creditori è stato svenduto da Tsipras in sette giorni ai nemici dei lavoratori greci.

Il capitalismo tedesco a guida Merkel è il capofila degli strozzini europei. Gli stessi capitalisti tedeschi che precarizzano il lavoro in Germania (mini job) puntano a garantire le proprie banche e la cassaforte del proprio Stato con il saccheggio della Grecia. Ma gli altri capitalismi europei non sono da meno. Il governo Renzi e i suoi amici capitalisti, gli stessi che tagliano i diritti sindacali ai lavoratori italiani, plaudono alla svendita dei lavoratori greci. Lo stesso vale per il governo Hollande, grande architetto dietro le quinte dell'intesa greca. Tutti i capitalismi creditori sono complici della rapina, quale che sia il colore del proprio governo. Se Renzi e Hollande “criticano” sottovoce la Merkel è solo perchè vorrebbero avere più ampi spazi nelle proprie manovre di bilancio per tagliare le tasse ai propri capitalisti e poter fare qualche altra concessione elettorale truffa. La campagna “per lo sviluppo e la crescita” riguarda solo crescita e sviluppo dei profitti.
I populismi reazionari di Grillo e Salvini non sono meno ipocriti. Le loro grida sul “colpo di Stato della Germania” in Grecia serve solo a dirottare contro il nemico esterno lo sguardo dei lavoratori italiani, distogliendolo dalla lotta contro i propri capitalisti e il proprio Stato. Come se un capitalismo nazionale, con propria moneta nazionale, non fosse ugualmente sfruttatore dei propri lavoratori, e creditore strozzino di altri popoli. La Gran Bretagna della sovrana sterlina non è quella che vara in casa i contratti a zero ore e le peggiori leggi anti sindacali, mentre conserva diritti para coloniali su altre nazioni?

La verità che emerge una volta di più dai fatti di Grecia è la crudeltà e il fallimento del capitalismo, in ogni paese e su scala continentale. Il sogno di riformarlo è una utopia. La pretesa di Tsipras di un “compromesso onorevole” con il capitalismo strozzino della Troika (e con gli armatori greci) si è risolta in una capitolazione vergognosa. Che tradisce la lotta e le speranze di un popolo.

I partiti della sinistra italiana (Sel, Prc) già suicidatisi in passato nei governi di centrosinistra- votando precarietà del lavoro , tagli sociali, missioni di guerra- si sono aggrappati all'immagine di Tsipras per cercare di risorgere. Ma hanno impugnato la bandiera di Tsipras proprio mentre Tsipras la ammainava. E oggi arrivano a dire che se fossero nel Parlamento greco... voterebbero l'accordo di capitolazione. Non dubitiamo. Chi tradisce una volta tradisce sempre: è la coerenza del suicidio politico. I lavoratori italiani, come i lavoratori greci, come tutti i lavoratori europei hanno bisogno di un'altra sinistra. Non la sinistra del capitalismo, ma una sinistra rivoluzionaria. Che unisca i lavoratori al di là delle frontiere. Che avanzi un programma di ripudio del debito verso gli strozzini, di nazionalizzazione delle banche, di esproprio dei capitalisti, a favore di un governo dei lavoratori. L'unico governo che possa liberare il lavoro, nella prospettiva storica degli Stati uniti socialisti di Europa.



Il capitalismo o lo si rovescia o lo si subisce. Una volta di più, questo ci insegna la Grecia. Dare un partito a questa verità è l'impegno del Partito Comunista dei Lavoratori in Italia, e del Partito operaio rivoluzionario ( EEK) in Grecia.

13 luglio 2015

COLTIVIAMO L’ODIO DI CLASSE E MANTENIAMO SEMPRE ALL’ERTA LO SPIRITO DI RIVOLTA!


Quando una minoranza di popolazione più ricca detiene il potere economico, politico e militare, la corruzione, il clientelismo e l’inefficienza non sono una conseguenza non prevista causata da politicanti disonesti, ma sono proprio le basi su cui poggia tale potere particolare. Parallelamente, il “rispetto delle regole”, “l’autonomia della Magistratura” e la “difesa della Costituzione”, si trasformano in parole d’ordine vuote se applicate ad una società classista, poiché la Legge e il Diritto sono inevitabilmente creati ed applicati per mantenere il potere nelle mani della classe dominante: gli industriali, i banchieri, le gerarchie ecclesiastiche e i rispettivi comitati d’affari seduti in Parlamento.

Criticare l’esistente, provare disprezzo e rabbia verso un sistema politico corrotto, affarista e reazionario è un comportamento giusto e legittimo. Ogni persona dotata di un minimo di intelligenza non può di certo esimersi dall’adottare questa impostazione critica verso la realtà.
In quanto marxisti rivoluzionari non si può che appoggiare e sostenere l’astio popolare causato dalla disoccupazione, dalla precarietà, dall’erosione dei diritti e dall’assenza di servizi.
E’ indispensabile lavorare per la diffusione ad ogni livello di questo odio di classe sano e legittimo, ed incanalare la repulsione generale verso questo governo nella prospettiva di una vera alternativa di società.

Tutti i movimenti “anti-partitocratici” che l’Italia ha conosciuto, sono stati e sono funzionali al capitale e perpetrano le disuguaglianze e lo sfruttamento di cui esso si nutre con avidità ed arroganza.
Da sempre, riformisti ed opportunisti, anche nella loro luccicante veste “anti-partitica”, si ingegnano per instillare nelle masse l’idea che possa esistere un capitalismo etico, un capitalismo onesto. Chi lo fa in buona fede è ingenuo, ma la stragrande maggioranza sono criminali.

Criminali sono i partiti populisti, che a suon di slogan semplicisti e qualunquisti, avvallano tutte le politiche filoconfindustriali, antioperaie e guerrafondaie.

Criminali sono i giustizialisti ,che vogliono farci credere che mettere un qualsiasi berlusconi in galera (non nego che possa sembrare una allettante prospettiva) possa risolvere qualcosa a livello di sistema; lo sappiamo bene: è solo la modifica dei rapporti di forza tra le classi, che può portare a conquiste concrete e durature.

Criminale è Beppe Grillo, la cui “politica dei cittadini al di sopra delle classi” si è ben presto sgretolata e rivelata per quello che sin dall’inizio era nelle intenzioni di questo losco figuro: sostegno al grande capitale e nemica del proletariato.

MA IN FONDO E’ STORIA VECCHIA!
Dal secondo dopoguerra fino ad oggi, la storia italiana brulica di rigurgiti antipartitocratici che si ritengono “alternativi” al sistema dominante, prendendo le distanze sia dalla “destra che dalla “sinistra”: dal “Fronte dell’Uomo Qualunque” ai Radicali, dalla Lega Nord, alla stessa scesa in campo di Berlusconi, vero campione “massmediatico” dell’anti-politica.

La deriva di tutti questi fenomeni la conosciamo bene: i Qualunquisti si autodistrussero quando, paradossalmente, diventarono un partito e confluirono nel Partito Monarchico, nel PLI e nell’MSI dei nostalgici di Mussolini; Pannella e la Bonino sono diventati il simbolo del peggior trasformismo liberale; la Lega rappresenta il più grezzo populismo xenofobo; Berlusconi è l’emblema per eccellenza del putridume politico-mediatico.
Chiunque abbia eliminato la divisione storica tra destra e sinistra si è regolarmente seduto nei banchi della destra istituzionale ed ha difeso gli interessi della classe dominante. (E’ bene non dimenticarlo!)

C’è solo una strada: l’azione della classe rivoluzionaria cosciente di sé e delle forze sociali che riconoscono il suo ruolo storico e la appoggiano, solo così potremo seppellire una volta per tutte quello scempio politico che è il berlusconismo ed arrivare all’abbattimento definitivo del profitto borghese, costruito sullo sfruttamento di forza lavoro a basso costo, sul sangue degli operai che ogni giorno muoiono nei cantieri e nelle fabbriche, sulle guerre imperialiste e sulle devastazioni ambientali.

11 luglio 2015

Morto un boia se ne fa un altro…

Di Frecciarossa Volodia

“Nun alora aven sbajé. A duvema strapé neca al radisi. No lasei la zoca.”

(A quel tempo facemmo un errore, avremmo dovuto strappare anche le radici, e non lasciarci il ceppo.)

Partigiana, Faenza, 2015

Apprendiamo dalle testate giornalistiche locali della morte di Heinrich Nordhorn, ufficiale delle SS che ordinò le stragi di S. Tomè e Branzolino. Nel 1944, il gerarca nazista fece uccidere 10 persone per rappresaglia, in seguito al ferimento di un soldato tedesco per una bomba.

Il 28 agosto, a Branzolino, furono impiccati quattro partigiani, mentre il 9 settembre vennero impiccate altre sei persone a San Tomé, tutti detenuti nel carcere forlivese delle SS.

I documenti sulla strage sparirono subito dopo la guerra, per riapparire solo negli anni ’90, con il ritrovamento del famoso “armadio della vergogna”. Nordhorn fu condannato all’ergastolo dal Tribunale militare di La Spezia, poi dalla Corte Militare d’Appello e infine dalla Cassazione, ma trascorse serenamente la vecchiaia in Germania fino alla morte.

Noi del Partito Comunista dei Lavoratori non ci rammarichiamo certo della morte di un boia nazista, né ci stupisce lo sfregio alla giustizia dell’intera vicenda. Non ci aspettiamo infatti “giustizia” da quelle stesse istituzioni, italiane ed europee, che subito dopo la guerra “allargarono” le proprie maglie per consentire a fascisti e nazisti di continuare a vivere e agire indisturbati, grazie al colpo di spugna dell’amnistia dell’allora ministro della giustizia Togliatti.

In nome della pacificazione si lasciarono inauditi spazi di agibilità agli assassini fascisti e nazisti. Allo stesso modo, oggi, si assiste con colpevole passività alla diffusione di movimenti di estrema destra, xenofobi e razzisti, che si richiamano esplicitamente al fascismo.

Oggi come allora, l’unica giustizia può venire dal popolo e dai lavoratori, non dallo stato borghese che ha sfruttato il nazifascismo come cane da guardia del capitale. Solo costruendo un fronte unico antifascista e combattendo senza tentennamenti il fascismo in tutte le sue forme, più o meno esplicite, è possibile onorare la memoria di chi è morto a Branzolino e S. Tomè e in qualunque altro luogo teatro delle atrocità nazifasciste.


Ogni giorno è Resistenza. L’unica società libera è quella in cui nessuna forma di fascismo verrà tollerata.

10 luglio 2015

VIDEO - IL PCL Romagna presente al presidio a sostegno del popolo greco



Ieri sera il PCL sezione Romagna ha sostenuto il proletariato greco con un presidio in piazza del Duomo a Cesena, insieme al Comitato Difesa Sociale e alla Rete dei Comunisti.
Riportiamo l'intervento del nostro compagno Giacomo Turci.



9 luglio 2015

PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ AL POPOLO GRECO: HA VINTO IL NO ALL'AUSTERITÀ DEI BANCHIERI!

La netta vittoria del NO (OXI) del recente referendum greco ha confermato il rifiuto delle masse popolari greche davanti alle politiche portate avanti dai vari governi in nome dell'UE e degli strozzini detentori del debito pubblico greco, trasferito sottobanco in gran parte dai privati alle finanze dei maggiori paesi UE.

Una politica, quella dell'UE di banchieri, industriali e dei governi greci compiacenti, che ha portato una miseria generale tra i lavoratori greci, con salari e pensioni da fame e una disoccupazione stabilmente sopra il 25%. Tutto merito delle “grandi riforme” portate avanti in tutti i paesi UE, indifferentemente dai governi dei partiti borghesi di destra e di sinistra: tagli allo Stato sociale, privatizzazioni tutte a favore di un pugno di ricconi, attacchi ai diritti dei lavoratori… I greci hanno detto NO! OXI! a tutto questo, nonostante la propaganda serrata (a favore del sì) dei media, tutti di proprietà di quei miliardari che hanno tutti gli interessi a smantellare anche le ultime parvenze di democrazia rimaste nell'Unione Europea.

Le trattative greche, nel punto di crisi massima grazie all'esito del referendum, ci dimostrano ora palesemente che l'Unione Europea non è altro che la casa comune dei poteri finanziari, delle banche e delle classi dominanti, le stesse che hanno progettato, costruito e alimentato il progetto UE, e che nella crisi di oggi non sono disposte a tollerare l'opposizione delle classi popolari. Le stesse reazioni della Troika (e dei capi di stato e di governo, a partire da Renzi) mettono il luce la sua voracità la sua natura antidemocratica e nemica dei lavoratori.

Il popolo greco oggi si è ripreso il diritto di esprimere la propria volontà e di lottare con più forza contro di esse, per una società diversa da questa dittatura della Troika, di industriali e banchieri.

Questo referendum, il primo passo di una grande e lunga lotta che dovrà coinvolgere le masse lavoratrici greche e di tutta l'Europa, ha mostrato una volta per tutte che la macchina da guerra di questa Unione Europea non è riformabile, e che può essere spaventata, aggredita e quindi anche superata.

Esprimiamo la massima solidarietà, a Cesena come in tante altre città in Italia, al popolo greco, e sosteniamo con forza il nostro NO, OXI, NEIN, NON… che, a fianco di quello espresso dai greci, dica chiaro e tondo che i tempi dell'austerità devono finire.

Ci troviamo STASERA alle 21 nella piazza del duomo, tutti i solidali al popolo greco sono invitati a partecipare e intervenire!


Pcl Forlì-Cesena

Comitato Difesa Sociale

Rete dei Comunisti