iniziative in corso

Tesseramento 2014

Solo la rivoluzione cambia le cose.

Tesseramento 2014

Costruiamo il partito della rivoluzione!

Tesseramento 2014

Mai un passo indietro.

Tesseramento 2014

Licenziamo i licenziatori.

Tesseramento 2014

Solo la classe operaia può costruire l'alternativa.

22 novembre 2014

GLI TSIPRIANI VOGLIONO QUERELARE IL PCL


IL CAPOLISTA DI ALTRA EMILIA, PIERGIOVANNI ALLEVA CI INSULTA E ANNUNCIA QUERELE CONTRO IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI





Due giorni fa avevamo ricordato, in maniera educata e politicamente corretta, un comunicato stampa dell'Unione Sindacale di Base che citava come Pierlugi Alleva fosse stato l'avvocato di parte datoriale (padronale) in una causa contro otto lavoratori che, sostenuti da USB, chiedevano il riconoscimento di un livello superiore. I lavoratori persero e furono condannati a pagare le spese processuali. Ma oggi Alleva, oltre a scrivere tutte le settimane sul Manifesto, è il capolista di Altra Emilia-Romagna (tsipriani+Prc+Pdci), e quindi chi cita questa cosa è uno “sciacallo” e va querelato.

L'autodifesa di Alleva, la toppa, è peggiore del buco. Alleva sostiene che siccome c'era un accordo fatto dalla CGIL e votato era giusto (coerente?) difendere l'azienda. Orbene, sono alcuni decenni che i sindacati confederali rifilano ai lavoratori accordi bidone, tra l'altro contestati sempre dalla sinistra CGIL e spesso anche dalla FIOM. Quindi tutto bene?

Il nostro testo, tra l'altro, è girato solo sulla rete e non inviato alla stampa, ma tanto è bastato per farne un “caso”. I sostenitori della Tsipras emiliana si sono scatenati: il PCL attacca la “sinistra” perché aiuta la destra; il PCL rosica perché non è presente e via sparlando da bar sport. Allora è bene ricordare che sono anni che contestiamo le varie politiche regionali e più recentemente abbiamo denunciato una legge elettorale antidemocratica e tecnicamente sbagliata votata anche da chi oggi sostiene la lista di Alleva, ma soprattutto va ricordato che i partiti che oggi sostengono Altra Emilia-Romagna fino ad oggi sono stati in giunta e in maggioranza con il PD.

In un festival di solidarietà al povero Alleva – ai lavoratori che hanno perso la causa nel 2011 però no, cazzi loro che contestavano l'accordo CGIL – è un revival contro il PCL di argomentazioni da vecchio PCI anni '70, manca solo che ci paga la CIA, il KGB o la Spectre (a scelta). Intanto, loro che contano, potrebbero mica bussare all'INPS che sono due mesi che aspetto l'indennità di disoccupazione? (Così, caro Alleva, sai quanto ci guadagni a farci causa).

Aspettiamo trepidanti la querela, però non so se un tribunale sia abilitato a dare qualifiche da compagno o la patente da comunista.
Michele Terra
Segreteria naz. PCL

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Qui sotto il comunicato di Alleva sulla sua pagina

L'attacco del PCL, sezione di Bologna, è un chiaro esempio di sciacallaggio politico perché per 40 anni ho difeso solo e soltanto i lavoratori e la CGIL.
Nel 2011, nel caso citato, ho difeso il CUP 2000 di Bologna relativamente all'applicazione di un contratto, in materia di percorsi professionali, sottoscritto dalla CGIL e approvato con referendum dalla stragrande maggioranza dei lavoratori. Successivamente, un piccolo gruppo di 8 lavoratori, iscritti all'USB, non soddisfatti dell'esito referendario ha attaccato il contratto in sede giudiziaria con argomenti rivelatisi privi di fondamento e respinti dal tribunale. Vista la palese strumentalità e l'intento lesivo dell'attacco mi riservo, ovviamente, di sporgere querela a tempo debito.

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21 novembre 2014

COMUNICATO STAMPA


di Michele Terra
della segreteria nazionale del PCL

“Il Partito Comunista dei Lavoratori si asterrà alle regionali dell'Emilia-Romagna di domenica ed invita tutti e tutte a fare altrettanto. Dopo l'esclusione delle liste del PCL, nella competizione elettorale è assente qualunque proposta realmente e coerentemente di sinistra, che si ponga sul terreno dell'opposizione di classe dalla parte dei lavoratori, dei pensionati e degli studenti, dalla parte del proletariato.
Una legge antidemocratica ci ha escluso dalla competizione elettorale; come avevamo a suo tempo denunciato la nuova legge elettorale è stata fatta su misura dei grandi partiti e di quelli già presenti in consiglio regionale: tutte le liste – nessuna esclusa -che saranno sulla scheda elettorale domenica sono sostenute da consiglieri uscenti, gli stessi che con le loro “preziose” azioni hanno riempito la cronaca giudiziaria di queste ultime settimane.
I vendoliani di Sel hanno cogestito il governo regionale con Errani fino all'ultimo minuto ed oggi si ripresentano alleati con il Pd di Renzi nemico dichiarato di lavoratori e sindacati. La lista Altra Emilia è sostenuta da Prc e Pdci, che come Sel sono stati soci di Errani e del Pd sino a ieri, e presenta a Bologna come unico candidato eleggibile l'avvocato Alleva che nel 2011 fu legale di parte padronale contro i lavoratori del Cup che chiedevano il riconoscimento delle mansioni svolte: vinse ed i lavoratori, sostenuti da USB, furono condannati a pagargli pure le spese.
Oggi più che mai è necessario, quindi, impegnarsi nello scontro sociale in atto, nelle lotte e negli scioperi che possono “cambiare verso” allo situazione politica italiana, lasciando domenica soli il Pd, i suoi soci di eri e di oggi ed i finti oppositori di centro, di destra e grillini vari".

Bologna, 20 novembre 2014
Ufficio stampa PCL Bologna

20 novembre 2014

IL CAPOLISTA DI ALTRA EMILIA-ROMAGNA QUANDO DIFENDEVA I PADRONI CHIAMALO COMPAGNO SE PUOI!

Il capolista a Bologna dell'Altra Emilia-Romagna, per le regionali di domenica prossima, è l'avv. Alleva, già candidato alle europee per la lista Tsipras e spesso ospitato sulle pagine de Il Manifesto. Alleva, in caso di superamento dello sbarramento del 3% votato anche dal Prc che oggi sostiene Altre Emilia, potrebbe essere l'unico eletto, in virtù della scelta assai curiosa di non inserire nella lista bolognese la candidata presidente Cristina Quintavalla che così non avrà nessuna possibilità di entrare in consiglio.
E' interessante come questo avvocato altremiliano nel 2011 sia stato avvocato di parte datoriale (padronale) contro 8 lavoratori del CUP (Centro Unificato di Prenotazione, ditta che gestisce le prenotazioni delle prestazioni sanitarie) che, sostenuti da USB chiedevano il riconoscimento delle mansioni svolte con relativo scatto di livello. Vinse Alleva e i lavoratori furono condannati a pagare le spese processuali. Qui sotto potete leggere il comunicato che fece USB sulla vicenda.
Forse siamo noi comunisti a essere settari e retrò, forse l'avv. Alleva è solo diversamente di sinistra.

PCL Emilia-Romagna

PCL sezione Bologna

19 novembre 2014

Monologo di un operaio esistente

Di partigiano stanziale

Non posso dire di essere contento di aver fatto l’operaio per tutta la vita perché non c'è vera soddisfazione per gli “schiavi”, anche quando formalmente liberi e pasciuti.

Tuttavia, il fatto che me la sia cavata decentemente senza far parte degli sfruttatori o aver desiderato di esserlo, che è quello che conta, e mai sia stato loro complice cosciente, mi ripaga ampiamente delle cose, che pur desiderandole, non mi sono potuto permettere.

So bene che questo non è solo merito mio, anzi mio merito è in minima parte; se lo credessi sarei di quelli che pensano alla vita come al frutto esclusivo di se stessi.

Io so che il mio passato, il mio presente e il mio futuro sono e saranno il prodotto del flusso inestricabile delle vite, passate presenti e future, di ogni essere vivente e anche, in qualche modo, delle cose naturali prive di coscienza ma più di noi in armonia con l'universo.

Questa certezza, che voglio mantenere salda e inviolata, spero mi aiuti ad accettare l’ignoto attimo supremo come parte anch’esso della vita e compimento del destino comune naturale.

Non so se sarò qualcosa… dopo. La ragione mi dice che non sarò nulla, se non vaganti atomi di materia ed energia; credo che sia arroganza pretendere un’altra vita e coloro che ne fanno commercio li disprezzo.

Ma, se sarò qualcosa, qualsiasi cosa, anche senza coscienza di essere quella cosa, vorrei esserlo insieme ai miei familiari, naturalmente, e a tutti quelli che non si sono mai piegati ai prepotenti, perché a loro devo ciò che orgogliosamente sono.



Sui fatti di Tor Sapienza a Roma

Per un fronte unico di difesa! Cacciamo i fascisti! Fermiamo i pogrom!

In questi giorni a Tor Sapienza, in piena periferia romana, è in atto una serie di manifestazioni e attacchi nei confronti degli immigrati del quartiere, molti dei quali minorenni, stanziati in un cosiddetto "centro di accoglienza": una vera e propria mobilitazione reazionaria promossa e spalleggiata da un arco di forze politiche di destra che va da Fratelli d’Italia e Lega Nord fino ad organizzazioni apertamente fasciste come Casa Pound e Forza Nuova, il cui dispiegamento militante è valso a fomentare e a esasperare una situazione già di per sé tesa e dai contenuti affatto regressivi e violenti.
La protesta anti-immigrati (subito estesa, va da sé, a transessuali e nomadi) ha come base sociale quella di settori sottoproletari e proletari di un quartiere periferico di Roma, e giunge a scatenarsi nell'acme di una crisi economica che mina profondamente le condizioni di vita di queste classi sociali e getta centinaia di migliaia di proletari metropolitani, a Roma e altrove, nell'arena sempre più affollata della guerra fra poveri e della disperata lotta per la sopravvivenza, che è poi lo scenario naturale della dissoluzione e della distruzione sociale capitalistica.

Su un tessuto sociale già ampiamente minato, quindi, la classica "uscita a destra" non può che erompere con ancor più naturalezza e virulenza, anche (e proprio) assenza di fattori di opposizione, sia materiali che di coscienza. Fattori di opposizione che sono causa e parte attiva dell'assenza di un’alternativa del movimento operaio, in tutte le sue forme, in primis a causa dei tradimenti e dell’attendismo delle sue principali organizzazioni politiche e sindacali, ieri come oggi, che si riscontrano una volta di più in questo episodio (il coinvolgimento delle sinistre nelle giunte comunali e municipali liberali, da vent'anni a questa parte, rientra nel discorso). È solo una logica conseguenza, quindi, il fatto che questi settori diventino soggetto inerte e passivo, e quindi preda di facili demagogie reazionarie e di organizzazioni xenofobe, individuando nel proprio nemico non il capitale, ma il proletario immigrato.

Gli attacchi nei confronti degli immigrati non devono essere tollerati. A Tor Sapienza è evidente a tutti il precedente pericoloso costituito dalla "vittoria" della canea reazionaria organizzata che riesce a "cacciare gli immigrati" con cortei e molotov. Così come è estremamente allarmante l'altro precedente: il saldarsi in maniera organica ed effettiva della popolazione del quartiere e della piccola criminalità locale con le organizzazioni fasciste.

Bisogna passare all'azione! I pogrom devono essere fermati! Facciamo appello a tutte le sinistre politiche, sindacali e di movimento (in primis le organizzazioni sindacali che organizzano anche i lavoratori immigrati) ad un fronte unico contro questa mobilitazione. È necessario organizzare da subito la difesa (e l'autodifesa) degli immigrati e di tutti i soggetti coinvolti dagli attacchi e dalle aggressioni razziste. È la violenza che impone di agire su questo piano. Non ci sono altri modi per arginare la mobilitazione, fermare la deriva reazionaria e porre le basi per l’unità della classe operaia, al di là di ogni colore o provenienza.
Partito Comunista dei Lavoratori

18 novembre 2014

Pingo pango pongo per Renzi

Di “Rossosconclusionato”

Pingo pango pongo
Caporenzi va nel Congo
Ma nel Gongo che ci va a fare
se non c’è da comandare?
Ed infatti, altro che Congo
è la Cina il centro del mondo
Lì s’inchina e non comanda
Ma fa affari in ogni stanza
Quando torna vuole dire:
“Più cartucce ho nel fucile.
Tutto questo lo si deve
al Job Act…… in buona fede!”

Pango pango pongo
Caporenzi torna a casa
Col sorriso a cento denti
della faccia dei potenti
Con la borsa sotto braccio
l’espressione di un pagliaccio
Ma un pagliaccio della Cina
sarà meglio….più di prima

Tanto più che il poverino
guarda il mondo da bambino
Ma attenzione brava gente
che è un bambino impertinente:
…………quando vuole comandare
…………nulla più lo può fermareeeeeeeeeee.

16 novembre 2014

Stato e Rivoluzione


Nell'anniversario dell'assalto al Palazzo d'Inverno, i compagni di "Studi Proletari Bologna" hanno tenuto un seminario su "Stato e rivoluzione" di Vladimir Lenin, anche stavolta ospitati dalla sezione bolognese del PCL. Consigliamo la visione a tutti i compagni.



È finita la lotta della TITAN

Imparare dalla vertenza Titan: gli operai possono vincere solo con una lotta unita, autonoma (anche dalla burocrazia sindacale), che non si accontenti della difesa del posto di lavoro. Questo sistema non ha più nulla da dare: l'unica prospettiva reale per i lavoratori è prendere il controllo della produzione e dello Stato.
Via i padroni sfruttatori, via il governo Renzi!
Devono governare i lavoratori!


TITAN: AGGIORNAMENTO
Quando si interrompe la lotta, la vittoria totale dell'azienda è solo questione di tempo. L'accettazione di un votazione vergognosa e la vittoria dei "sì" arrivano a coronamento dell'azione degli stessi funzionari FIOM che avevano svenduto l'Electrolux di Forlì. Imparare la lezione per continuare la lotta e sviluppare l'organizzazione operaia autonoma dalla burocrazia sindacale! Questo sistema non ha più niente da dare, solo elemosine ridicole e la prospettiva della disoccupazione, l'unica soluzione veramente alternativa è sempre e solo LA LOTTA degli operai CONTRO i padroni, perché solo una rottura rivoluzionaria e un governo dei lavoratori sui mezzi di produzione possono mettere fine alla loro condizione di schiavi salariati (quando va bene) alla mercé di pochi delinquenti arraffoni.

Riportiamo un resoconto sull'accordo approvato, scritto dal compagno Ontanorosso Red.

L'ACCORDO FIRMATO
Visto che qualcuno ancora non crede ai propri occhi e pensa che i sindacati siano lì a difendere i lavoratori vediamo più nel dettaglio l'accordo. Usciamo allora dal campo delle vuote parole ed entriamo in quello delle carte che portano in calce le firme di gran parte delle RSU dei sindacati di regime e dei padroni.

Intanto si conferma nero su bianco che 186 persone sono state raggiunte dalla “procedura di licenziamento collettivo” valido per tutti i lavoratori di “Valsamoggia”. (art. 1 dell'ipotesi di accordo)
I padroni parlano di piani industriali, della chiusura di Valsamoggia e “di criticità occupazionali esistenti presso i siti di Valsamoggia e Finale Emilia” (art 3)
I sindacati rispondono con la presentazione di un “Piano Sociale Industriale Alternativo”. (naturalmente i virgolettati sono citazioni precise dell'accordo firmato) (art 4)
Alla fine di tutti questi piani e contropiani non si arriva a nessuna apparente mediazione infatti poco più avanti l'accordo recita: ”l'azienda ha ritenuto non percorribile la soluzione proposta dalle RSU (...)” (art 6)
E siamo solo alle premesse; dunque premesso tutto ciò dove vanno a parare? Lo vedremo fra un rigo. Nel frattempo c'è da sottolineare come di fatto si sta parlando di piani e contropiani, ma neanche una parola è stata spesa dai padroni e dai sindacati per dire in cosa realmente consisterebbero tali piani. Ma torniamo all'accordo.
In primo luogo l'azienda conferma che da Valsamoggia si sloggia. Ovvero ci saranno degli investimenti, ma solo per Finale Emilia (punto A)
Si conferma che a Valsamoggia rimarrà solo il reparto freni e qualche impiegato, totale 56 persone, e si dichiara di mettere lì una cifretta per migliorare il sito (punto B)
Si decide di mettere tutti in cassa integrazione (paga Pantalone, o meglio paga il resto della classe operaia) e quindi Padroni e Sindacati fanno “affari” e accordi con soldi non loro. Si parla di cassa per 12 mesi estendibili a 24 (ma vedremo come questa fantomatica cassa e soprattutto la sua estensione a 24 mesi sia solo lo specchietto per le allodole) (punto C)
I padroni chiedono e i sindacati dispongono 85 esuberi (fra Valsamoggia e Finale), su base volontaria. Poi l'accordo recita: “Al fine di ridurre l'impatto sociale saranno applicati incentivi all'esodo seguendo le seguenti modalità”... Capito si danno gli incentivi solo per non avere un impatto sociale. Mi si perdoni la deviazione ma quanto vorrei che questi firmaioli impattassero un po' con il loro muso contro un qualche migliaio di sociali.
E quali sarebbero queste cifre con cui si vogliono comprare anima e corpo degli operai? Quanto vale secondo loro la vita di un proletario? 45 mila euro lordi se i lavoratori accettano seduta stante (ovvero entro il 10 dicembre 2014) i soldi, e da domani vanno in cassa integrazione a zero fino a fine dicembre 2015.
La cifra scende a 30 mila euro lordi, signori dicasi 30 mila euro lordi (cioè una indecente elemosina) se gli operai vorranno riflettere un po' su cosa fare della propria vita e accettano l'accordo a partire dal 11 dicembre fino al massimo a fine Luglio 2015. Appena firmato però subito calcio nel culo, casa a 0 ore fino a dicembre 2015 e tanti saluti. (punto D)
Allora per intenderci 56 persone che rimangono a Valsamoggia e 85 persone che vanno a casa, sempre da Valsamoggia. Fin qui non si sposta di una virgola quello che l'azienda aveva chiesto un mese fa. Allora a cosa è servito un mese di lotta? Cosa hanno saputo imporre all'azienda la FIOM proprio utilizzando le energie operaie in stato di agitazione? Forse qualche anima candida ce lo spiegherà.
Ebbene rimangono i 62 trasferimenti, dove naturalmente si nasconde l'ennesimo trucco. Infatti entro il 15 di dicembre l'azienda comunicherà quali maestranze dovranno spostarsi ed allora: Se ci sono solo 62 richieste bene, i 62 comunque si fanno la cassa fino a fine 2015 (e siamo certi che poi a dicembre 2015 l'azienda non tiri fuori un altro coniglio dal cilindro) e poi dovrebbero essere trasferiti. Se ci saranno più domande di trasferimento allora la differenza dovrà essere compensata con l'uscita di qualche operaio da Finale Emilia, (quindi si incentiva la “guerra fra i poveri”). Infine se ci saranno meno domande di trasferimento l'azienda licenziarà comunque tanti operai quanti servono, impegnandosi a trovare il lavoro a chi lascerà a casa (punto E). Ah dimenticavamo se magari il lavoro che troveranno agli operai non sarà di loro gradimento allora l'operaio ne potrà rifiutare solo uno e poi al secondo diniego, si torna al calcio nel culo ma questa volta senza nessun indennizzo. Nessuno poi spiega se questi lavori non verranno trovati che fine faranno questi operai. Noi un idea l'abbiamo: l'ennesimo calcio nel culo (punto H)
Ebbene ecco cosa c'è in questo accordo. Totale appiattimento sulle richieste padronali. Le stesse richieste del 16 ottobre, rifiutate perfino dal prode Landini con proclami roboanti davanti ai cancelli Titan, dieci giorni dopo diventano non solo accettabili ma assolutamente da accettare. Il licenziamento di 85 persone, quindi si i sindacati hanno firmato l'espulsione della manodopera. Gli stessi hanno firmato un accordo che non solo divide in tre i lavoratori di Valsamoggia, ma coinvolge anche quelli di Finale in un meccanismo pensato proprio per dividere gli operai. Dunque invece di unire gli operai li si divide e li si lascia la possibilità di decidere se diventare miseri subito o fra poco tempo. Ripetiamo una divisione atta solo a rompere il fronte di lotta che fino ad ora è rimasto compatto (e questo l'atteggiamento più infame dei sindacati, perché una lotta si può anche perdere, ma lavorare scientificamente e alacremente perché questa sicuramente perda e proprio cosa da traditori). Ed infine per tutti gli altri rimangono vaghe promesse tutte però che prevedano che gli operai devono fidarsi dei padroni e di questi sindacati che hanno firmato tutto ciò.
Tutto questo ben di Dio accompagnato da un continuo moto perpetuo del sindacato che ogni minuto deprime, divide e minaccia i lavoratori in lotta Titan. Nell'ultima assemblea i funzionari hanno perfino dichiarato che se gli operai Titan non voteranno si all'accordo la FIOM li abbandonerà... ecco cosa sono oggi le dirigenze FIOM a BOLOGNA!
Insomma la si pensi come la si pensi, carta canta!

14 novembre 2014

TE LA DIAMO NOI LA REGIONE EMILIA- ROMAGNA

OMBRELLONI E SOCIALISMO PADANO

di Michele Terra

E' una grigia giornata del novembre 2012 quando alcune centinaia di “bagnini” - cioè gestori degli stabilimenti balneari – di mezza Italia si danno appuntamento a Bologna davanti alla sede della Regione per protestare contro la direttiva europea che intende mettere a bando le concessioni demaniali. I litorali non sono proprietà dei “bagnini”, i quali però si comportano come se lo fossero, pagando allo stato italiano concessioni ridicole. Non solo, la categoria non è particolarmente nota alle cronache per la facilità con cui emette scontrini fiscali o per la regolarità dei contratti applicati ai dipendenti; gli stessi “bagnini” brillano per la fantasia con la quale addobbano le spiagge con installazioni e costruzioni spesso al di fuori di ogni normativa. Ma eccoli a manifestare, bloccano il traffico, lanciano petardi e si scontrano con la polizia. Nel giro di pochi minuti vengono ricevuti da Errani che si dice d'accordo con le ragioni della protesta e si fa carico di portarne i contenuti nelle altre sedi istituzionali. Intanto il consiglio regionale vota all'unanimità (dal Pd a FI, da Sel al Prc, dai 5 Stelle all'Udc alla Lega) la solidarietà ai poveri “bagnini”.
Ecco spiegato con un esempio pratico la configurazione del regime consociativo emilianoromagnolo. Al “patto tra produttori” e all'Emilia rossa togliattiana che integrava ceti medi e classe operaia, si è sostituito nel corso degli ultimi decenni un regime egemonizzato dalla grande e media borghesia, alleata con la burocrazia post Pci e cooperativa, chiamata a gestire la concertazione con i sindacati complici Cgil-Cisl-Uil.
Il ventennio centrosinistro marchiato Errani (vent'anni e non quindici: Errani negli anni precedenti alla nomina a Presidente è stato prima sottosegretario e poi assessore), si è trovato quindi senza reali competitor politici. Il centro-destra non poteva, e forse nemmeno voleva, combattere realmente il centrosinistra, non solo per l'enorme divario elettorale, ma perché quest'ultimo era frutto di un accordo con le classi economiche dominanti che ben hanno accettato e accettano il governo regionale Pd e c., che garantisce affari e un altissimo livello di pace sociale. Tutto ovviamente a discapito di lavoratori salariati, precari, studenti, pensionati.
Come ad ogni principe illuminato, al momento della caduta ad Errani sono giunti complimenti, solidarietà ed applausi dall'intero arco politico, nonché dai tanti dirigenti e manger regionali che nel ventennio hanno trovato fortuna, fino ad arrivare ad una raccolta di firme – organizzata da alcuni alti dirigenti – fatta tra i dipendenti per ringraziare il presidente dimissionario.
Solo il rumore degli applausi e le lacrime di tutta la stampa locale, anche quella storicamente di destra ed oggi passata su sponde renziane come il Resto del Carlino, hanno potuto offuscare la realtà: le vicende processuali da cui si è giunti ad una condanna penale ad Errani nascono dal finanziamento illecito di un milione di euro di soldi pubblici ad un'azienda privata (una coop di cui era presidente il fratello del presidente stesso, ma ciò al fine politico della storia è un elemento secondario). Verrebbe da chiedersi come nell'ente comandato dal prode Errani venissero gestiti i danari: alla cazzo di cane o tramite clientele e favoritismi leciti o illeciti?

Perle ai porci: la classe politica regionale

Il malaffare emiliano ha fatto meno scalpore di quello lombardo, non c'erano le tette della Minetti da mettere in copertina o le raffinate citazioni culturali di Bossi Jr da riportare, ma non è stato da meno. Come dimenticare l'ex sindaco di Bologna Flavio Delbono (Pd, ex Margerita e uomo di fiducia di Romano Prodi), dimessosi dopo pochi mesi travolto dagli scandali, condannato perché quando rivestiva la carica di vice di Errani andava in vacanza con la fidanzata a spese della Regione? E Marco Monari, capogruppo Pd, che andava a spese del contribuente a cenare per 200 euro a coperto? E che dire quel consigliere piddino che si è fatto rimborsare pure l'euro e cinquanta del cesso pubblico? Pisciano a pagamento ma gli stronzi li fanno gratis?
Gli ultimi anni hanno visto buona parte della classe politica regionale dell'Emilia-Romagna finire stritolata dagli scandali dei propri privilegi: tutti i capigruppo del consiglio prima inquisiti e poi condannati dalla Corte dei Conti a restituire migliaia di euro di “rimborsi spese” che i consiglieri regionali si erano auto-attribuiti (anche i grillini dissidenti o meno ci hanno mangiato). Uno spettacolo indegno, tanto quanto la vergogna delle interviste a pagamento – pratica di tutti i partiti eletti in Regione – poi rimborsate con soldi pubblici come spese di rappresentanza e dichiarate illegittime dalla corte dei Conti.
Fa sorridere l'assenza di pudore con cui il Movimento 5 stelle, che pure aveva usufruito delle interviste, candidi nelle sue liste regionali uno dei sedicenti “giornalisti” a tariffa.
Il capogruppo Pdl-Fi per un certo periodo è stato sospeso dalla carica di consigliere perché ospite delle patrie galere, mentre un suo collega di partito è stato recentemente condannato penalmente per aver artatamente cambiato residenza da Bologna al comune montano più distante dal capoluogo per ottenere migliaia di euro di rimborsi chilometrici non dovuti.

Il bilancio politico di un ventennio

La cronaca degli scandali ha impedito un bilancio politico serio del ventennio errariano, bilancio che nessuna forza politica o sociale ha voluto o vuole fare, per complicità esplicita o implicita o per semplice convenienza. Ma il saldo per le classi subalterne è disastroso, solo un alto livello di partenza del sistema economico e sociale emiliano ne ha potuto in parte mitigare i nefasti effetti.
La sanità ha visto dalla fine degli anni '90 tagli pesantissimi. Si sono chiusi interi reparti ospedalieri, ridotti i posti letto, chiusi servizi territoriali. Si è costruito un sistema di sanità integrata pubblico-privata dove il privato nei fatti esiste solo grazie ai finanziamenti pubblici e vive per ciò in un Bengodi capitalista dove i guadagni sono sicuri e il rischio di impresa non esiste. Recentemente, tra l'altro, il potentissimo assessore alla sanità è stato coinvolto in una vicenda di finanziamenti privilegiati ad una clinica privata rispetto ad un'altra che lo ha denunciato.
Gli stessi interventi di politica industriale sono stati fatti nella piena logica di salvaguardia padronale e dei relativi interessi finanziari. In questi anni di crisi il massimo dell'impegno della Regione è stato volto ad implementare i vari livelli di cassa integrazione, mentre nulla si è mosso per impedire chiusure e delocalizzazioni. I timidissimi progetti di legge che andavano in questo senso nemmeno sono giunti alla discussione in commissione. Si è preferito ricorrere al sostegno dei Consorzi Fidi delle imprese, salvaguardando l'aspetto finanziario piuttosto che quello produttivo.
Per non parlare delle dimenticanza in fatto di lotta alla disoccupazione e alla precarietà, che hanno raggiunto il proprio apice nel luglio scorso quando il consiglio regionale è riuscito a sbagliare una delle ultime leggi votate e a far saltare il rinnovo di due graduatorie concorsuali. Mentre gli assunti fuori concorso dalla struttura del Commissario per il terremoto vanno ad occupare i posti vacanti nell'organico degli uffici ordinari.
Sul terreno della scuola non si può dimenticare che nell'Emilia rossa e laica da anni, proprio grazie a leggi e bilanci regionali (votati anche da Sel e Prc), si innaffiano di soldi pubblici le scuole private di ogni ordine e grado.
La discontinuità invocata dal coro degli indigeni renziani non può essere realmente contemplata, se non per quel che può riguardare un parziale ricambio di facce, con l'ingresso di personaggi più legati al premier, come lo stesso Bonaccini, oggi nella segreteria nazionale del Pd, ma prima bersaniano e dal 2005 consigliere regionale e sostanzialmente caratterizzato dalla stessa brama di potere del premier.

Dal 2000 in poi la c.d. Sinistra radicale ha fatto parte della maggioranza e della giunta Errani, senza mai distinguersi, senza portare a casa nemmeno una legge o provvedimento di cui poter rivendicare la paternità. Al contrario, fu proprio l'assessore al commercio con tessera Prc a varare un regolamento per il sequestro della merce ai venditori ambulanti abusivi con verbale sommario, cioè senza l'elenco dei materiali sequestrati, con la motivazione – scritta – di poter così effettuare più sequestri. Lega docet.
L'Emilia-Romagna è stata la regione che ha visto i primi reali successi elettorali del Movimento 5 Stelle, ma se qualcuno a sinistra si aspettava da costoro una nuova stagione politica di opposizione si è dovuto disilludere. Il M5S ha qui pagato in tutta evidenza l'incapacità e l'improvvisazione del suo ceto politico, nonché le ambizioni del suo ex enfant prodige Giovanni Favia, prima consigliere a Bologna e poi in Regione. Al di là del famoso fuorionda colto dalla telecamere in cui denunciava il ruolo egemonico di Casaleggio, i fatti ci parlano di un'ambizione smisurata del personaggio- dalle dubbie capacità – che puntava decisamente alla candidatura a premier per i 5 Stelle.

L'esclusione del PCL

A settembre avevamo denunciato la truffa della nuova legge elettorale regionale votata in luglio. Una legge tagliata su misura dei grandi partiti e di quelli già presenti in consiglio regionale: tutte le liste presenti alla tornata elettorale regionale emiliana – nessuna esclusa - sono sostenute da partiti, gruppi e consiglieri uscenti e in cerca di riconferma. L'esclusione del Pcl è una conseguenza di una norma demenziale che prevede per presentarsi un numero di firme 4 volte superiore a quello per candidarsi alla Camera dei deputati, il tutto mantenendo i vari sbarramenti per l'elezione. Come se non bastasse la nuova normativa elettorale contiene tali e tanti “errori” da prevedere addirittura più candidati che seggi da assegnare. Una truffa votata da tutti i partiti – con una sola astensione – e addirittura con il consenso di Sel e Prc (sia tsiprani che neovendoliani).
Era difficile raggiungere l'obiettivo della nostra presentazione nel numero minimo di circoscrizioni, ma è stato giusto lanciare comunque la nostra campagna, per non lasciare il terreno istituzionale alle sole forze padronali. La nostra posizione di dichiarato astensionismo è quindi conseguente alla nostra linea di autonomia di classe, che non può essere confusa con estemporanei appoggi alla lista dell'Altra Emilia-Romagna, dal nome sembrerebbe una guida di agriturismi, promossa da Prc e Pdci, partiti fino a ieri al governo della Regione e oggi alla ricerca di nuove verginità politiche. Tra l'altro la candidata presidente di questa lista non potrà mai essere eletta in consiglio regionale poiché non candidata nella circoscrizione di Bologna, l'unica in cui potrebbe scattare un seggio.

10 novembre 2014

Governo-Classe-Partito: Assemblea e dibattito con Marco Ferrando



Governo-Classe-Partito: Assemblea e dibattito con Marco Ferrando dal canale La verità dei lavoratori.