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Tesseramento 2015

Solo la rivoluzione cambia le cose.

Tesseramento 2015

Costruiamo il partito della rivoluzione!

Tesseramento 2015

Mai un passo indietro.

Tesseramento 2015

Licenziamo i licenziatori.

Tesseramento 2015

Solo la classe operaia può costruire l'alternativa.

29 marzo 2015

Susanna… Baciami ancora!

Di Leo Evangelista

Landini chiama: i lavoratori non rispondono…

Piazza del Popolo a Roma era indubbiamente piena: ma chi c’era? Che cosa è la coalizione sociale?
In pochi lo hanno capito: come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo cercato immediatamente di mettere in guardia la classe operaia, concedendo il beneficio del dubbio definendolo “fronte unico di lotta o specchietto per le allodole”.
Dopo il lungo discorso di Landini (un’ora esatta) e sulla cresta delle sue dichiarazioni “Non siamo in piazza per difendere cose che non ci sono più, anche perché ci hanno tolto tutto... E Renzi stia tranquillo, non siamo qui contro di lui, ma abbiamo l'ambizione di proporre idee per il futuro dell'Italia", possiamo tranquillamente dubitare che la coalizione sociale, posta in questi termini, possa essere la miccia che innescherà un conflitto, tale per cui si abbandoni l’atteggiamento concertativo che negli ultimi anni ha prodotto durissime sconfitte.
La Fiom, e non solo, ha mostrato i muscoli: ma non sono sufficienti questi bicipiti striminziti. Ci vuole ben altro. Ricordiamo che la Fiom sarebbe il sindacato “rosso” degli operai metalmeccanici. In piazza ieri non c’erano le fabbriche! Senza sminuire la presenza di alcuni operai e delegati di fabbrica, alcuni di loro  ancora innamorati della personalità di Landini (e non delle proposte che non ci sono), c’erano soprattutto le rappresentanze sindacali di quelle fabbriche: segretari di lega e burocrazia. Non basta! Anzi, non è la strada giusta!

Contro le illusioni riformiste

Nonostante il limite della chiamata a raccolta di Landini, noi avevamo espresso anche un parere positivo del tipo “era ora”, ma con una critica: il programma? Con quale prospettiva?
Ieri Landini ha gettato la maschera. E non poteva fare altrimenti. Ha parlato di “…un nuovo statuto dei lavoratori…” e “…ci sono persone che non sono rappresentate ma ora inizia una nuova fase, una nuova primavera, nei prossimi giorni metteremo in campo azioni concrete anche nei luoghi di lavoro…”.
Bisogna ricordare a Landini che lo statuto dei lavoratori, quello cancellato dal PD ed i suoi alleati (e non solo da Renzi), è stato il dolorosissimo parto di 25 anni di lotte operaie, a volte dure, a volte cruente (non dimentichiamoci quanti morti ha fatto la repressione nelle fabbriche e nelle campagne da parte dei padroni e dello Stato). È un’illusione sostenere che la risoluzione sia proporre un referendum o una riforma di legge, tantomeno parlare dell’applicazione dei “diritti costituzionalmente garantiti”.
Purtroppo “la storia insegna ma non ha scolari” e ci tocca ricordare anche che le “otto ore di lavoro” furono anch’esse il parto di una generalizzata lotta operaia quale fu l’occupazione delle fabbriche durante il biennio rosso. Anche le 8 ore non furono di certo il riconoscimento “democratico” dello Statuto Albertino, la costituzione monarchica, da parte di un governo reazionario come era quello di Mussolini (Regio Decreto del 15 marzo 1923). Era ovvio che la borghesia italiana non poteva permettersi di perdere tutto, pertanto disarmò gli operai ed allo stesso tempo finanziò le squadracce fasciste che continuavano a mietere oppressione e terrore, con il benestare delle forze di polizia. Le otto ore furono la vittoria che solo la lotta di classe poteva portare a compimento.
Pertanto un referendum per un nuovo statuto dei lavoratori non può che essere la svendita della dignità del mondo del lavoro.

Un fronte unico di lotta: radicalizzazione e generalizzazione delle lotte senza se e senza ma

Alla luce della storia delle vittorie del passato, non possiamo pensare che si possa vincere senza lottare. Non è ammissibile dimenticare la lotta di classe che gli operai ed i lavoratori tutti (e non solo i dirigenti sindacali e politici dai nomi più o meno altisonanti), hanno combattuto.
Non si possono nemmeno dimenticare le sconfitte degli ultimi 35 anni del sindacato: il fallimento attuale ha “radici antiche”. Compromissione con il potere statale, governi “amici”, “cretinismo parlamentare”, frammentazione del fronte sindacale in tante categorie sempre meno rappresentative, in quanto sempre meno combattive. In tal senso “Susanna….baciami ancora”…
Il Partito Comunista dei Lavoratori da anni propone la radicalizzazione delle lotte: Forza contro Forza. Opporre alla forza delle legge la legge della forza. I lavoratori hanno il potere, che non è quello della matita da ciucciare di grillina memoria, ma quello dello sciopero generale nazionale.
Pertanto che si convochi un’assemblea generale dei delegati di fabbrica di tutte le categorie e di tutti i sindacati! Che si intreccino le lotte e si leghino tra di loro per una grande vertenza generale di lotta, contro ogni sfruttamento e contro il capitale.

Il problema non è solo Renzi ed il PD: sono gli industriali ed i banchieri che dettano le leggi ai governi. Con o senza Renzi la situazione non cambierà. La precarietà (legge Treu del Governo Prodi) e la cancellazione dell’articolo 18 sono stati opera di governi e partiti che si sono presentati alle urne dicendosi di “centro-sinistra”. Nasce da qui l’esigenza della costruzione di un partito classista e rivoluzionario. Il Partito Comunista dei Lavoratori ha questa prospettiva: sempre al fianco di tutti i lavoratori contro il capitalismo.

Ultime Electrolux: Sospesa la lotta, chi ha lottato è gabbato



Il comunicato stampa FIOM (riprodotto qui) dimostra come la strategia concertativa (sindacati-azienda-governo) anche questa volta sia stata fallimentare e, se il governo non farà marcia in dietro, disastrosamente perdente.

Comunque, anche in questo caso la sostanza non cambierebbe: legarsi al carro dei padroni con le catene del governo più antioperaio degli ultimi decenni non garantisce nemmeno il rispetto di un pessimo accordo.

E così la direzione FIOM pur di giustificare se stessa continua a sostenere che tale accordo, firmato lo scorso anno dopo mesi di mobilitazione, sia stato il risultato della lotta dei lavoratori.

In realtà, come denunciammo allora, fu l'esatto contrario e cioè il tradimento della lotta dei lavoratori.

Gli operai lo approvarono soltanto perché i vertici sindacali (Landini in testa) non misero in campo alcuna alternativa e alcun obiettivo (anche minimo) raggiungibile a loro vantaggio.

Così ora assistiamo al paradosso di un sindacato che si schiera con i padroni Electrolux contro il Governo per rivendicare la continuità dell'assistenzialismo al profitto.

Assistenzialismo pagato dallo Stato con i contributi di tutti i lavoratori dipendenti che sono di gran lunga i suoi maggiori finanziatori.

Intanto l'Electrolux, che grazie al quell'accordo ha moltiplicato i profitti, potrà ergersi a vittima e chiedere ancora di più ai lavoratori.



Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione Romagna - Domenico Maltoni

28 marzo 2015

Manifestazione contro il Jobs Act

Presentazione del libro di Salvatore Ricciardi “Cos’è il carcere” - Rimini 2 aprile


Riceviamo e volentieri pubblichiamo



“Uscito dal carcere dopo tanto tempo, rientrando nella società mi sono accorto di un cambiamento
avvenuto nel linguaggio di quelli che erano diventati, di nuovo, miei concittadini. Il passare del tempo aveva prodotto l’uso di aggettivi forti, superlativi: ‘assolutamente, pazzesco, agghiacciante, spaventoso’, per compensare pensieri e passioni sempre più deboli” (Salvatore Ricciardi “Cos’è il carcere”)
Cos’è il carcere? Difficile dirlo per chi non c’è mai stato; possiamo immaginarlo dalle esperienze raccontate ma anche così non riusciremo mai a capire cosa davvero significhi la privazione della libertà.
Allora forse è meglio cambiare domanda e chiederci “cosa sappiamo del carcere?”: In una parete di una cella di detenzione del castello sforzesco di Ferrara si legge “Quando penso alla mia
sorte, l’esser posto giovane …. de fortuna crudele…”. Scorrono gli anni, cambiano le strutture carcerarie, cambiano i nomi dei detenuti, ma non cambiano le “sorti”.
Il carcere è un luogo di sopraffazione e violenza, un luogo di abusi quotidiani dal quale bisogna far
attenzione a non farsi schiacciare perché “se ne vieni sopraffatto arriva la depressione” e in carcere è sin troppo facile morire suicidi … o suicidati.
È una zona nel nulla spazio temporale, dove perdendo il senso dei giorni si impara cosa veramente sia il tempo e dove, privati della seppur minima possibilità di autogestione, si impara di quante piccole cose sia composta la libertà, e quanto siano meravigliose ed importanti, nella loro infinita piccolezza, tutte quelle minime cose che possono costruire la libertà di un qualcuno, e di una classe “Tu sei sempre lì, entri ed esci dalla cella e preferisci non collegare quelle tue ripetitive mosse a qualcosa di definito. Ripetitive come l’alito della vita e come tutte le carceri, inebriate da intervalli regolari”.
Per la soddisfazione dei tanti “liberi” giustizialisti d’accatto, che sotto la falsa egida della legalità, magari all’indomani di qualche sentenza mediatica, sproloquiano su quanto siano pochi gli anni di carcere affibbiati a qualcuno, in carcere non si trova il sonno facilmente, e quando finalmente ci si riesce, Il risveglio è sempre violento, accompagnato dal metallo urlante delle sbarre, dalle perquisizioni, dalle maledizioni. Ad ogni risveglio brutale non si sente la mancanza delle parole dolci, delle carezze, che fanno parte della vita; solo dopo, solo “fuori” dal carcere, ci si accorgerà di quanto “siamo tutti spilorci di tenerezze”.
Sappiamo che quando se ne esce si sarà per sempre degli “ex”, come se il “fine pena mai” fosse il marchio che tutti accomuna.
Ma soprattutto sappiamo che il carcere è un luogo del tutto inutile, prima ancora che disumano, una
istituzione contro cui combattere tutti con tutte le forze, perché finché una sola galera esisterà nel mondo non potrà esserci nessuna liberazione e la lotta contro il carcere è una componente essenziale della lotta per la conquista della libertà.

Associazione Mariano Ferreyra
Maddalena Robin e Leandro Silvio Evangelista

27 marzo 2015

Discorso di Trotsky a Copenaghen sulla crisi del 1929



Discorso di Trotsky a Copenaghen sulla crisi del 1929: un concentrato di verità in due minuti...


La morta scuola

Nell'ultima riunione del Consiglio dei ministri, il governo Renzi ha licenziato il disegno di legge di riforma del sistema di istruzione primaria, conosciuto come "La buona scuola".
Al netto di interventi che non vanno oltre la fuffa autopromozionale tipica renziana (potenziamento dell'insegnamento delle lingue, trasparenza e pubblicazione degli atti pubblici) - interventi già largamente sbandierati dalla propaganda di ogni governo degli ultimi vent'anni - il disegno complessivo che ne emerge è sfacciatamente reazionario, in linea con la politica di questo governo e della maggioranza che lo sostiene. La trasformazione berlusconiana della scuola in azienda, minaccia contro la quale gli studenti e gli insegnanti italiani hanno lottato per anni, trova oggi finalmente, grazie a Renzi e al PD, la sua realizzazione compiuta.
Il preside la fa da padrone, alla lettera. Sarà chiamato a scegliere la «sua squadra» (come se si trattasse di una partita di calcio) fra i «nuovi docenti», laddove il "nuovi", che non si capisce bene a chi si riferisca, lascia prefigurare non belle prospettive per i docenti che magari tanto "nuovi" non sono. Il preside sarà libero di «derogare alle regole attuali: utilizzando l'organico in modo flessibile». Nel testo le deroghe riguardano la possibilità di evitare le cosiddette "classi pollaio" (peraltro non spiegando né come né in base a quali disposizioni), ma è praticamente certo che la "flessibilità" richiesta ed imposta all'organico toccherà qualsiasi aspetto del lavoro degli insegnanti, come già in parte è.
Non è finita qui. Il preside sarà anche chiamato a scegliere annualmente fra i suoi docenti per «premiare chi si impegna di più», fermo restando che l'impegno in questione è appunto quello di rendersi, da parte del docente, completamente asservito nel suo lavoro in termini di orari, permessi, disponibilità. Il che, unitamente alla "valutazione" e alla "formazione" (leggi: prestazioni e lavoro aggiuntivo sotto mentite spoglie), metterà in pratica un'intera categoria di lavoratori alla mercé di uno sfruttamento similpadronale, che segnerà di fatto l'addio non solo al contratto nazionale, ma anche alla libertà di insegnamento.
Il "Piano straordinario di assunzioni", con il quale si dovrebbe far fronte al problema delle classi pollaio e alle supplenze brevi o frequenti, viene laconicamente sbrigato nell'annuncio di centomila insegnanti (e non più centoquarantottomila, come era stato detto) a settembre 2015, anche in questo caso senza indicare coperture o dettagli. D'altra parte, inutile dilungarsi quando alla bolla dell'annuncio seguirà presto lo scoppio degli effetti negativi della “buona scuola”.
La tavola per i padroni è imbandita: detraibilità delle spese per l'istruzione per le famiglie che scelgono le paritarie (che sono già sommerse di centinaia di milioni di euro di finanziamenti solamente negli ultimi due anni e mezzo); investimenti aperti ai privati attraverso lo "school bonus"; e infine bando per la costruzione di nuove scuole «altamente innovative», tanto per rinvigorire un settore edile non propriamente fiorente.
Non una parola sul diritto allo studio (borse di studio e accesso all'istruzione), perché magari si sarebbe trattato di parole nient'affatto in linea con il trionfalismo retorico della propaganda renziana. E infatti sarà materia di delega al governo... con probabile continuazione del peggioramento delle condizioni degli studenti poveri, vedi inclusione nel calcolo dell'ISEE dei redditi esenti da imposta come le borse di studio – un assurdo logico, ma pienamente razionale per un governo schierato contro lavoratori, disoccupati e i loro figli studenti.
Come risulta evidente, l'intera bozza del ddl è plasmata sull'idea che Renzi ha della società e dei meccanismi che dovrebbero regolarla. Uomo solo al comando e rimozione totale di qualsivoglia elemento di conflitto, di opposizione o di semplice alterità: questo è il modulo ovunque applicato e imposto.
"La buona scuola" è solo una parte della più generale opera di distruzione istituzionale portata avanti dal Bonaparte fiorentino e dal suo blocco politico-sociale. Sta ad un altro blocco sociale, quello dei lavoratori, degli strati sociali più poveri, degli studenti proletari, opporsi fino in fondo alla distruzione e preparare la sua alternativa a tutto campo sulla base di un programma legato ai bisogni reali della grande maggioranza della società, bisogni che il sistema capitalistico, i padroni e i loro partiti non possono e non vogliono soddisfare.

PER LA LOTTA AL GOVERNO RENZI, NEMICO DI STUDENTI E LAVORATORI!
PER UNA VERA OPPOSIZIONE POLITICA DEGLI STUDENTI!


PER UNA TENDENZA STUDENTESCA RIVOLUZIONARIA!

25 marzo 2015

La Lega e il biogas: quando si dice predicare bene e razzolare male

Il deputato Pini della Lega Nord ha presentato un'interrogazione al Ministro dell'Ambiente per chiedere che tutti gli impianti a biogas siano sottoposti obbligatoriamente a screening da parte della regione.
Encomiabile. Se non fosse che la Lombardia, regione governata dalla Lega, detiene il primato italiano della costruzione di questi e altri impianti a biomasse, trasformandola di fatto nella caldaia d’Italia, con circa 500 impianti a regime entro l’inaugurazione dell’Expo, e fagocitando il 33% dei finanziamenti del settore su scala nazionale. Una pioggia di milioni di euro nelle tasche dei costruttori di impianti biogas.
Altro che screening della conferenza dei servizi, in Lombardia per gli impianti di piccola taglia basta il via libera del comune.
Che la Lega si basi più sul populismo che sulla coerenza non è una novità: è facile cavalcare il malcontento popolare e poi fare esattamente l’opposto quando si va al potere.
Noi del Partito Comunista dei Lavoratori non ci stancheremo mai di smascherare questa e altre strumentalizzazioni politiche fatte sulla pelle dei cittadini e sulla loro salute.

Non basta dire NO al biodigestore di San Pietro ai Prati, occorre cambiare radicalmente questo sistema economico che fa confluire costantemente i profitti nelle tasche di pochi a danno della salute e del benessere di tutti. Solo mettendo gli strumenti di produzione sotto il controllo di chi lavora verranno spazzati via gli speculatori. E i populisti.

24 marzo 2015

Corrotti e corruttori: di chi è la colpa?

Di falaghiste

 “Il pane e le rose” rivista on-line di area comunista il giorno 15 c.m. ha pubblicato un interessante articolo di Michele Castaldo sull’argomento che in questo momento spopola a sinistra: la discesa in campo di Maurizio Landini.
I giudizi e le considerazioni che ne da' Castaldo  possono essere nel complesso  condivisibili  ma non è su questi che mi voglio soffermare.
Quello che colpisce è il suo giudizio, del tutto gratuito e assolutamente ideologico, nel senso peggiore del termine, su coloro (noi fra quelli) che considerano i sindacati fra i massimi responsabili della situazione disperata in cui si trovano oggi i lavoratori italiani e in generale le classi subalterne:
” Poi alcuni poveri di spirito scriveranno che le responsabilità di quanto fin’ora è accaduto è dei vertici sindacali e politici della sinistra di cui Landini faceva e fa tutt’ora parte, rimuovendo così la responsabilità principe dovuta alla forza corruttiva del capitale. Ma questo è un giudizio che lasciamo, appunto, ai poveri di spirito.”

Così, in poche parole egli liquida il fallimento storico del riformismo e le disastrose conseguenze della concertazione  sindacale che da esso deriva, assolvendone  in massa i responsabili, i quali sarebbero le vittime di un potere alla cui forza è sovraumano opporsi. Sarebbero invece poveri di spirito tutti coloro che  pongono alla base della rinascita del movimento operaio il cambio di una classe dirigente che ha fallito su tutti i fronti, primo fra tutti quello dell’autonoma  della classe lavoratrice dagli interessi del capitale.
Elude inoltre il problema della separazione fra dirigenti e diretti che progressivamente ha trasformato il funzionario sindacale in un burocrate i cui interessi personali sono diventati sempre meno prossimi a quelli di coloro che dovrebbe  rappresentare.

In quanto al potere corruttivo dei padroni, c’è sempre stato anche in stagioni ben più feconde per la sinistra e per il movimento operaio, ma era limitato ai singoli e non poteva colpire un’intera organizzazione fino a quando in essa la divisione fra dirigenti e diretti era sostanzialmente di carattere tecnico-organizzativo e non riguardava l’ambito della tattica e della strategia politica e programmatica.
Cioè, fino a che nella parte più avanzata del movimento operaio è esistita una coscienza di classe diffusa e radicata (anche se contraddittoria per il suo carattere prevalentemente riformista), il capitale ha trovato porte difficili da sfondare.


Strano e significativo come a volte nel complesso di dotte e profonde analisi una sola frase ne determini, nel bene o nel male, il senso complessivo.

22 marzo 2015

Biodigestore: conseguenza nefasta dell'economia di mercato

Perché i profitti di pochi finiscono per prevalere sulla salute di tutti?
Perché la natura non ha un valore per il mercato?Perché il progresso scientifico non migliora la qualità della vita?
Perché questo governo, invece di tutelare l’ambiente, fa una legge per inquinare ancora di più?
Perché non mettere in discussione le modalità di produzione delle merci e la loro funzione nella nostra società?


Discuteremo di tutto questo in un dibattito pubblico il giorno 23 marzo ore 21.00 presso la sala consiliare del Comune di Forlimpopoli.

Per approfondire le tematiche ambientali, consigliamo diversi articoli del compagno Tiziano Bagarolo:


Biodigestore di Forlimpopoli:
“L’operaio non può produrre nulla senza la natura, senza il mondo esterno sensibile. Questa è la materia su cui si realizza il suo lavoro, su cui il lavoro agisce, dal quale e per mezzo del quale esso produce.”
“La natura è il corpo inorganico dell’uomo, precisamente la natura in quanto non è essa stessa corpo umano. Che l’uomo viva della natura vuol dire che la natura è il suo corpo, con cui deve stare in costante rapporto per non morire. Che la vita fisica e spirituale dell’uomo sia congiunta con la natura, non significa altro che la natura è congiunta con se stessa, perché l’uomo è una parte della natura.”
Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici, Einaudi, 1968

Nell’ambito della proprietà privata […] ogni uomo s’ingegna di procurare all’altro uomo un nuovo bisogno, per costringerlo ad un nuovo sacrificio, per ridurlo ad una nuova dipendenza e spingerlo ad un nuovo modo di godimento e quindi di rovina economica. Ognuno cerca di creare al di sopra dell’altro una forza essenziale estranea per trovarvi la soddisfazione del proprio bisogno egoistico. Con la massa degli oggetti cresce quindi la sfera degli esseri estranei, ai quali l’uomo è soggiogato, ed ogni nuovo prodotto è un nuovo potenziamento del reciproco inganno e delle reciproche spogliazioni. L’uomo diventa tanto più povero come uomo, ha tanto più bisogno del denaro, per impadronirsi dell’essere ostile, e la potenza del suo denaro sta giusto in proporzione inversa alla massa della produzione; in altre parole, la sua miseria cresce nella misura in cui aumenta la potenza del denaro. Perciò il bisogno del denaro è il vero bisogno prodotto dall’economia politica, il solo bisogno che essa produce. La quantità del denaro diventa sempre più il suo unico attributo di potenza: come il denaro ha ridotto ogni essere ala propria astrazione, così esso si riduce nel suo proprio movimento a mera quantità. La sua vera misura è di essere smisurato e smodato. Così si presenta la cosa anche dal punto di vista soggettivo: in parte l’estensione dei prodotti e dei bisogni si fa schiava – schiava ingegnosa e sempre calcolatrice – di appetiti disumani, raffinati, innaturali, e immaginari; la proprietà privata non sa fare del bisogno grossolano un bisogno umano; il suo idealismo è l’immaginazione, l’arbitrio, il capriccio… In parte questa estraneazione si rivela nel fatto che il raffinamento dei bisogni e dei loro mezzi, da un lato produce un imbarbarimento animalesco, e una completa, rozza, astratta semplificazione dei bisogni, dall’altro lato […].”
Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici, Einaudi, 1968

“Il lavoro non è la fonte di ogni ricchezza. La natura è fonte dei valori d’uso (e in questi consiste la ricchezza effettiva!) altrettanto quanto il lavoro, che, a sua volta, è soltanto la manifestazione di una forza naturale, la forza-lavoro umana… E il lavoro dell’uomo diventa fonte di valori d’uso, e quindi di ricchezza, in quanto l’uomo è fin dal principio in rapporto, come proprietario, con la natura, fonte di tutti i mezzi e oggetti di lavoro, e li tratta come cosa che gli appartiene.”
Marx, Critica al programma di Gotha, Ed. Riuniti, Roma, 1976, p. 23

“A ogni passo ci viene ricordato che noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo straniero soggiogato, che non la dominiamo come chi è estraneo ad essa ma che noi le apparteniamo con carne e sangue e cervello e viviamo nel suo grembo: tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacità, che ci eleva al di sopra delle altre creature, di conoscere le sue leggi e di impiegarle in modo appropriato.”
F. Engels, Dialettica della natura, in Marx-Engels, Opere, XXV, p. 468.