iniziative in corso

CAMPAGNA DI TESSERAMENTO 2014

Solo la rivoluzione cambia le cose.

CAMPAGNA DI TESSERAMENTO 2014

Costruiamo il partito della rivoluzione!

CAMPAGNA DI TESSERAMENTO 2014

Mai un passo indietro.

CAMPAGNA DI TESSERAMENTO 2014

Licenziamo i licenziatori.

CAMPAGNA DI TESSERAMENTO 2014

Solo la classe operaia può costruire l'alternativa.

20 aprile 2014

Congresso nazionale Fiom: il trionfo del tatticismo

da RadioFabbrica

Scritto da Paolo Brini Comitato Centrale Fiom-Cgil

Il congresso nazionale della Fiom, tenutosi a Rimini dal 10 al 12 aprile, si preannunciava come il momento in cui si sarebbe dovuto consumare lo scontro decisivo tra la Fiom e la Cgil. A fronte dell'accordo siglato dalla confederazione il 10 gennaio scorso tutti si attendevano da parte dei meccanici una rottura se non definitiva quantomeno storica e clamorosa all'interno del principale sindacato italiano. Purtroppo nulla di tutto questo è accaduto. Nonostante le apparenze che hanno visto concludere il congresso su 3 documenti politici e 3 liste per la elezione del Comitato Centrale contrapposte, il confronto ha visto il prevalere di una guerra di posizione fatta di tatticismi e presunte furbizie reciproche. Uno scontro che si riduce sempre più a una battaglia tra gruppi dirigenti e sempre meno a una battaglia per le idee e i contenuti.

Quale dissenso?

Che il segretario generale della Fiom non volesse affondare il colpo lo si è capito fin dalla sua lunghissima relazione. Se in un primo momento ha usato un'espressione forte e apparentemente di scontro definendo la gestione del congresso da parte della Cgil come “truffaldina”, in realtà sulle tre questioni di fondo oggi in discussione la linea è stata alla ricerca spasmodica di mediazioni e compromessi. Al punto da far quasi perdere di vista quale fosse davvero la materia del contendere. Emblematica è la totale identità di vedute tra confederazione e meccanici sulla questione del governo Renzi. Quasi come dei contemplatori di quadri, Fiom e Cgil si limitano ad elencare le cose che vanno bene (sic!) e quelle che non vanno bene dell'azione dell'esecutivo. Poi giustificano il proprio immobilismo dietro l'argomentazione tutta da dimostrare del presunto consenso di cui godrebbe oggi Renzi tra “la gente”...quindi per ora bisogna lasciarlo “lavorare”. Tra sei mesi poi si farà il bilancio del suo operato e si agirà di conseguenza. Come se lo sviluppo dei rapporti di forza e della lotta di classe fossero un rubinetto che si apre e chiude a piacimento e non una lotta tra forze vive. Salvo poi scoprire che il consenso di cui magari si gode in un dato momento è stato dilapidato dall'attendismo. A quel punto non dubitiamo che i soloni del nostro sindacato lamentandosi di non essere stati capiti dal popolo chiederanno, come sarcasticamente affermava Brecht, di cambiare il popolo.

In secondo luogo anche sulla vicenda del Testo Unico, accordo che la Fiom giustamente ha affermato mettere in discussione la natura stessa del sindacato, la rivendicazione iniziale del “No all'accordo” si è trasformata in un molto più morbido “miglioriamo il testo”. La linea assunta pare ora essere la stessa usata all'epoca delle “carte rivendicative”. Ovvero tentare fabbrica per fabbrica di fare accordi in cui si scongiura l'applicazione delle parti peggiori di quel testo. L'esito di questa linea è stata disastrosa allora, lo sarà ancor più oggi che in ballo non c'è “solo” il rinnovo di un contratto nazionale, ma il sistema contrattuale nel suo complesso.

Se nella vicenda Pomigliano la Fiom avesse adottato questa linea, di fatto emendataria, pensiamo davvero che saremmo riusciti ad ottenere le vittorie, pur parziali, ed il consenso che quella battaglia ci portò all'epoca? La linea che stiamo assumendo oggi per il Testo Unico è esattamente quella della “Firma Tecnica” che all'epoca la Cgil ci propose e che noi giustamente rifiutammo. Un accordo che lede diritti indisponibili, come sostiene anche il giurista Umberto Romagnoli consulente del nostro sindacato, va eliminato, punto e basta.

Infine sulla questione della democrazia in Cgil e sulla gestione “truffaldina” del congresso (cosa che i sostenitori del secondo documento già da settimane denunciavano in beata solitudine e ben prima che venissero resi pubblici i dati sull'esito degli emendamenti). Più passa il tempo e più si ha la sensazione che un problema vero e giusto, quello cioè di una condotta sempre più autoritaria ed antidemocratica della nostra confederazione, sia usato strumentalmente per contrattare qualche posto in più come delegato al congresso nazionale confederale e dunque al Direttivo Nazionale futuro. Insomma l'ennesima guerra tra gruppi dirigenti per i posti.

Le ambiguità della linea Fiom danno i propri frutti (amari)


Che la discussione abbia avuto questa dinamica non è certo casuale, ma è la naturale ed ennesima conseguenza di una scelta politica che la maggioranza del gruppo dirigente della Fiom ha fatto ormai da 3 anni a questa parte. Se il no coraggioso ed intransigente assunto a Pomigliano e Mirafiori 4 anni fa ci portò all'apice del consenso dentro e fuori la categoria al punto di poter organizzare una imponente manifestazione come quella del 16 ottobre 2010 a Roma, l'accordo confederale del 28 giugno 2011 ci ha posti davanti ad un bivio. La scelta all'epoca era tra una strada di conflitto aperto e senza quartiere all'interno della confederazione e una strada, apparentemente più semplice, di minor resistenza basata sulla rincorsa a tutti i costi del compromesso con la Cgil. Si scelse da allora questa seconda strada e oggi queste ne sono le conseguenze. Una manifestazione come quella del 16 ottobre, oggi di certo non avremmo la forza per poterla convocare.

All'insegna della moderazione e dell'assenza di discussione vera

Un vecchio proverbio sostiene che sia nei dettagli che il diavolo celi la coda. In questo congresso per la verità i dettagli non sono neanche così minuziosi, al contrario. Il fatto che la commissione politica non abbia nemmeno speso tempo a discutere sugli ordini del giorno ma si sia limitata a ratificare il volere della maggioranza rende l'idea di come il problema sulla gestione proprietaria dell'organizzazione non sia solo di natura confederale. A chi scrive non è ancora chiaro se sia stato per disinteresse, pregiudizio o per convinzione politica (molto probabilmente un pò tutte queste cose assieme), ma il congresso, su indicazione della segreteria uscente ha respinto tre ordini del giorno in maniera del tutto inspiegabile. Uno in cui si chiedevano le dimissioni di Susanna Camusso da Segretaria Generale Cgil, su cui è addirittura intervenuto Landini per dire (quasi si riferisse un po' anche a se stesso) che la discussione non deve essere sulle persone ma sulle idee. Verrebbe da chiedere al segretario Fiom se i gruppi dirigenti non si possono mettere in discussione durante un congresso, quando secondo lui sarebbe opportuno farlo. Un secondo ordine del giorno che chiedeva lo sciopero generale contro la riforma delle pensioni Fornero è stato respinto con la motivazione palesemente falsa che tale richiesta era già presente nel testo del documento politico approvato dal congresso. Verrebbe da chiedere: ma se è così, e basta leggere i documenti per vedere che così non è, qual è il problema nel ribadire e rafforzare il concetto? Mistero. Infine, e questo è senz'altro il più odioso, ci si è rifiutati di approvare un ordine del giorno che esprimeva solidarietà ai quattro compagni No Tav che senza alcuna prova sono da mesi detenuti con la pesantissima accusa di terrorismo per aver forse manomesso un compressore. Guzzanti, Vauro, Emergency e pure Mastrandrea si mobilitano in loro solidarietà e la Fiom no! Verrebbe da sorridere se non ci fosse da piangere.

La coda di quel diavolo che è la moderazione col passare del tempo si è fatta davvero troppo ingombrante anche nella nostra categoria.

Il congresso nazionale Cgil

La tre giorni fiommina si è conclusa con reciproche domande senza risposta. Il segretario della Cgil ha chiesto se la Fiom fornirà i dati della consultazione sul Testo Unico inerenti agli iscritti (come a dire che se la Fiom si rifiuta si mette fuori dalle regole confederali) ed il segretario della Fiom ha risposto con un'altra domanda, ovvero se la Cgil aiuterà la Fiom a “migliorare” il Testo Unico (come se la Cgil dopo aver firmato un accordo possa mai accettare davvero di modificarlo, ammettendo così la propria inettitudine). Tutto è stato dunque rinviato al congresso nazionale confederale, assise in cui a giocare “in casa” sarà Camusso. L'impressione è che ad oggi nessuno dei due contendenti voglia, abbia il coraggio o possa assestare un affondo finale. Quale sarà l'epilogo di questa vicenda è ancora difficile da stabilire. Troppe sono ancora le incognite e le variabili in campo che potranno cambiare il corso degli avvenimenti tra il 6 e l'8 maggio a Rimini. Tuttavia una cosa è certa. Se, come le conclusioni del congresso dei meccanici lasciano presagire, Landini e il suo gruppo dirigente accettassero un ennesimo accordo al ribasso come fatto negli ultimi 3 anni, questo potrebbe forse garantire ancora per qualche tempo l'autoconservazione dell'apparato, ma certamente sancirebbe una pesante sconfitta politica per la Fiom. Una sconfitta che graverebbe innanzitutto e soprattutto su chi quotidianamente deve misurarsi coi padroni nelle fabbriche e cioè i delegati e i militanti. In una parola, la spina dorsale e la linfa vitale della nostra organizzazione. Per quanto ci riguarda, con le poche forze che avremo, faremo di tutto perchè questo non avvenga e perchè tale accordo non ci sia. La Fiom deve continuare ad essere o tornare ad essere un punto di riferimento per chi ne ha abbastanza di subire e vuole rialzare la testa per cambiare le cose. Per chi ne ha abbastanza dei ricatti dei padroni. Noi difenderemo la Fiom ad ogni costo e contro chiunque la voglia portare alla resa!

19 aprile 2014

L'”ora X” di Matteo Renzi. La volgarità di una truffa contro i lavoratori

Può darsi che milioni di lavoratori, massacrati da tutti i governi precedenti- inclusi quelli di centrosinistra- si aggrappino alla favola bella degli 80 euro vedendovi la “svolta buona”. Ma la realtà non cambia: è il luccicare di una moneta bucata che serve a coprire la continuità dei sacrifici. Altro che l”ora X della rivoluzione” come letteralmente l'ha rappresentata Renzi, con scarso senso del ridicolo.

La moneta è bucata. Milioni di lavoratori e lavoratrici incapienti non vedranno nulla. Così i sette milioni di pensionati con meno di mille euro o addirittura di 500 euro mensili. Mentre le addizionali Irpef locali, liberalizzate dallo stesso governo, l'impatto della Tasi sulla prima casa per milioni di famiglie, il taglio delle detrazioni sul coniuge a carico previste dal decreto Poletti sul mercato del lavoro, polverizzeranno nel loro insieme l'intera portata del “beneficio”.

Parallelamente il beneficio sarà pagato... dagli stessi “beneficiari”.

Il taglio alle auto blu, la limatura degli stipendi di alti magistrati, dei diplomatici, di una parte di alti manager pubblici ( ma non di aziende che stanno in Borsa o emettono bond, che sono i più e i meglio pagati..), sono solo fumo negli occhi per prendere i voti delle vittime reali di tutta l'operazione: i lavoratori, i pensionati, la popolazione povera.
Renzi vanta l'assenza della parola “sanità” nel decreto. E' ipocrisia pura. I tagli alla sanità, come ai trasferimenti pubblici alle ferrovie e al trasporto locale, sono imboscati in forma anonima nel capitolo “tagli all'acquisto di beni e servizi della pubblica amministrazione”( Enti locali, Regioni, Stato), non a caso il capitolo più consistente delle coperture dell'anno in corso. E proprio sulla Sanità è in corso il negoziato con i governi regionali di centrosinistra e centrodestra per tagliare il servizio di altri 10 miliardi, che si aggiungono ai 30 già cumulati dal 2007 ad oggi. Un massacro.

Peraltro il carico annunciato dell'”ora X” è spostato sulla prossima legge di stabilità, dopo il voto del 25 Maggio. E contempla per il 2015 tagli davvero imponenti, in omaggio ai dettami del pareggio di bilancio e del fiscal compact. Altro che svolta!

Intanto al riparo della cortina fumogena di questa truffa si muove la vera linea di attacco frontale al lavoro e ai lavoratori: la drammatica espansione del precariato di massa attraverso la liberalizzazione dei contratti a termine senza causale. Un vero lasciapassare al più totale arbitrio padronale sulla pelle della nuova generazione ( e non solo). Peggio dello smantellamento dell'articolo 18. Un autentico crimine sociale.

La sostanza d'insieme è una sola. Il nuovo corso populista del governo Renzi serve solo alle fortune elettorali del Presidente del Consiglio, e ai suoi disegni “bonapartisti”, a spese della classe operaia e di tutti gli sfruttati. La ricerca affannosa e ossessiva del “consenso del popolo”, attraverso l'artificio di una comunicazione da marketing, serve a governare contro “il popolo”. Come del resto in ogni vocazione bonapartista.

Tanto più scandaloso è il silenzio o il balbettio delle sinistre italiane. Lista Tsipras e i suoi intellettuali liberal progressisti tacciono, anche perchè ignorano la centralità del lavoro. Sel non ha ancora proferito parola sull'ora X di Renzi, mentre parte dei suoi senatori appoggiano ormai apertamente il governo. Landini al momento tace, perchè deve capire se Renzi l'assumerà come interlocutore , come Landini vorrebbe . Solo Camusso ha sentito il bisogno di pronunciarsi... plaudendo “ agli 80 euro e all'assenza dei tagli alla sanità”. Insomma, le menzogne del governo sono coperte dalle menzogne della burocrazia sindacale, e dall'opportunismo delle sinistre politiche.

Il PCL svilupperà in ogni dove- in ogni lotta, nei luoghi di lavoro e sul territorio- la propria campagna di demistificazione e denuncia del populismo reazionario Renzista. In funzione di quella svolta radicale e di massa dell'opposizione sociale, che sola può ribaltare la china. Nel lavoro di costruzione di quel partito rivoluzionario, che solo può dare prospettiva reale alla opposizione di classe. Nella prospettiva della rivoluzione e del governo dei lavoratori, i soli che possono realizzare un'alternativa vera. Spazzando via i capitalisti, i loro partiti, i loro ciarlatani.
 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Comunicato Stampa - Sfratti a Cesena



Riceviamo dal Comitato Difesa Sociale di Cesena e volentieri pubblichiamo:

Mentre l'amministrazione comunale, così preoccupata per il “benessere sociale”, persevera nel promuovere la costruzione di autostrade, bretelle, fori annonari e altri profittevoli opere, continua ad aumentare il numero di persone che perdono lavoro, reddito e, infine, casa.
L'amministrazione sa benissimo che il problema degli sfratti per morosità rappresenta una “emergenza senza precedenti”; proprio nel Rapporto di fine mandato della giunta Lucchi, infatti, è scritto che “il quadro di oggettivo aggravamento del potere di acquisto delle famiglie” (in parole povere, il fatto che le persone che perdono il lavoro non abbiano alcuna garanzia di reddito e siano condannate alla precarietà e all'indigenza) ha avuto “ripercussioni dirette sulla possibilità di accedere e mantenere la locazione” (in parole povere, perdano il diritto ad avere un tetto sulla testa). Ed è la stessa amministrazione ad informarci che gli sfratti per morosità nel giro di quattro anni, dal 2010 a fine 2013, sono quadruplicati, arrivando ad essere oltre 400. Non parliamo di numeri, ma di 400 famiglie (non persone, famiglie intere) che a fine 2013 hanno perso il diritto ad avere una abitazione. E il 2014 si preannuncia peggiore.
Allo Sportello AntiSfratto che gestiamo continuano ad arrivare famiglie che hanno ricevuto l'avviso di sfratto e che saranno buttate in mezzo a una strada. Non mancano ovviamente le famiglie con bambini o con persone malate. Per loro, cosa propone l'amministrazione? Di farsi ospitare da parenti od amici, perchè ovviamente se non hai reddito non puoi pensare di aver diritto ad una tua normale vita personale; ai migranti, di tornare al paese, perchè ovviamente se non hai reddito non puoi pensare di aver diritto a stare dove magari sei da vent'anni, dove magari sono nati i tuoi figli, e dove magari ti hanno tolto anni di contributi Gescal (quelli per la costruzione di case popolari) dalla busta-paga. L'amministrazione comunale sa bene, del resto, che “gli strumenti messi in campo” sono “insufficienti a fronteggiare l'emergenza senza precedenti”. E allora noi e le famiglie sfrattate ci chiediamo: cosa aspetta a metterne in campo di ulteriori? Cosa aspetta, innanzitutto, a bloccare gli sfratti per morosità? Cosa aspetta a smettere di svendere gli immobili pubblici e/o tenerli vuoti e darli alle persone per l'autorecupero in autogestione? Cosa aspetta a promuovere la costruzione di case popolari a canone commisurato al reddito? Perchè ci sembra un po' pochino assegnare 50 alloggi popolari all'anno a fronte di una lista d'attesa di oltre 500 famiglie... Infine, ci chiediamo: cosa ne pensa l'amministrazione comunale del “piano casa” di Renzi, fortemente criticato da tutte le associazioni inquilini e dai movimenti per il diritto all'abitare, che invece di promuovere politiche abitative a favore di chi è privo di reddito regala soldi pubblici alle imprese costruttrici e ai proprietari degli alloggi, con misure-tampone peraltro inefficaci e misere?
Nel frattempo, noi continuiamo a fornire alle persone sfrattate informazioni e strumenti di rivendicazione e lotta. E visto che maggio è mese di sfratti, invitiamo tutti e tutte a partecipare alle prossime iniziative che stiamo organizzando.
I diritti non si sfrattano!

Una sola grande opera: casa e reddito per tutti e tutte!
Comitato Difesa Sociale - Cesena, 17.04.2014

18 aprile 2014

Teledurruti - Alle amministrative 2014 vota Partito comunista dei Lavoratori

Torna il voto alta moda! Il marchese Fulvio Abbate ti sta dando un grande consiglio!




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Per un movimento indipendente del proletariato ucraino

La crisi ucraina conosce una nuova precipitazione.

Il distacco della Crimea dall'Ucraina e il suo ritorno alla Russia conforme nella sostanza al suo diritto di autodeterminazione ha sospinto una dinamica di mobilitazione di settori russofoni dell'Est Ucraina ( non maggioritari a differenza che in Crimea) sulle parole d'ordine dell'autonomia federale o della separazione. Con la destituzione di governi locali, occupazione di edifici pubblici , processi di rottura e/o crisi degli apparati militari e istituzionali.

Il governo liberal fascista di Kiev non può permettersi di perdere il controllo dell'Est del paese- dove si concentra il grosso della produzione industriale e delle risorse minerarie- tanto più dopo la perdita della Crimea. Per questo promuove un'offensiva militare contro le mobilitazioni russofone dell'Est nel nome della “lotta al terrorismo”, con l'uso della più volgare propaganda di guerra. Mobilita per l'occasione la neonata Guardia Nazionale, segnata dalla presenza organizzata delle forze fasciste e nazionaliste reazionarie ucraine. Si appella al sostegno attivo degli imperialismi occidentali, ed anzi cerca proprio con l'escalation militare di consolidare la loro protezione politica ed economica, “contro la Russia”.

Dal canto suo, il regime bonapartista di Putin fa leva sulla mobilitazione russofona come arma negoziale con Kiev e con gli imperialismi occidentali per bloccare l' assimilazione dell'Ucraina all'area d'influenza U.E ( ed eventualmente alla Nato) , ridimensionare la sconfitta subita con la caduta di Yanukovich, consolidare il successo dell'assimilazione della Crimea, allargare l'ombrello del proprio controllo/influenza sulle zone economiche strategiche dell'est ucraino, alimentare infine il nazionalismo interno alla Russia a tutto vantaggio della stabilità del bonapartismo putiniano. I diritti nazionali ( reali) delle popolazioni russofone sono solo il mezzo contundente di una politica imperialistica. Per questo la Russia si erge a protettore e garante dei settori russofoni dell'est ucraino, schierando truppe al confine.

La dinamica in corso ha sbocchi imprevedibili. Di certo conferma la posizione di classe assunta dal PCL nella vicenda Ucraina, contro le opposte letture ideologiche presenti nella sinistra italiana: contro le posizioni demenziali di chi ha letto la rivolta reazionaria di Maidan come rivoluzione proletaria in fieri; e contro chi confonde la Russia di Putin con l' eredità e prolungamento della vecchia URSS, dentro il vecchio schema mondiale bipolare, e in una logica “difensista”.

La classe operaia ucraina, dell'ovest e dell'est, non ha nulla a che spartire con un governo ucraino reazionario, frutto di una rivolta ad egemonia reazionaria, sorretto dal grosso della vecchia oligarchia capitalista che prima faceva affari con Yanukovich e ora ha cambiato cavallo: un governo che fa leva sul sentimento nazionalista russofobo per offrire l'Ucraina agli imperialismi occidentali e al loro saccheggio.

Al tempo stesso la difesa dei diritti nazionali delle popolazioni russofone contro il governo di Kiev non deve significare la subordinazione del proletariato ucraino, dell'Est e dell'Ovest,al gioco di potenza dell'imperialismo russo del bonapartista Putin e al suo progetto di rilancio grande russo di una area di influenza euro asiatica, in contrappeso alla U.E. (e alla Cina): un progetto che non ha nulla di progressivo, né sul terreno sociale, né sul terreno democratico.

Solo lo sviluppo di un movimento indipendente della classe operaia ucraina può spezzare la morsa dell'attuale spirale nazionalista e costruire l'unico sbocco progressivo possibile della crisi in corso: un governo dei lavoratori , che spazzi via la vecchia oligarchia capitalista dell'Est e dell'Ovest e la feccia liberal fascista che oggi governa Kiev; che costruisca per questa via una Ucraina unita e socialista, pienamente rispettosa dei diritti nazionali delle popolazioni russofone e al tempo stesso autonoma dall'imperialismo russo.

La costruzione di un partito di classe marxista rivoluzionario in Ucraina è in funzione di questa prospettiva. L'organizzazione rivoluzionaria ucraina “Contro la corrente”, oggi attiva ad Odessa e in altre città, e partecipe della Conferenza Europea promossa dal CRQI in Atene, lavora in questa direzione .

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

17 aprile 2014

Una morte annunciata… la vertenza OMSA

di frecciarossa

Ecco come si è conclusa la vicenda OMSA, che noi del Partito Comunista dei Lavoratori avevamo seguito fin dai primi picchetti e presidi (vedi qui).

La nostra posizione è stata chiara sin dall’inizio: abbiamo invitato le lavoratrici a non fidarsi della politica borghese e della burocrazia sindacale (della CISL in primis, ma neanche di una fiacca CGIL).

Allora si era in odor di elezioni amministrative e politici e sindacalisti avevano preferito prospettare alle lavoratrici l’illusione del ricollocamento, lasciando cadere le parole d’ordine che proponeva il PCL, ossia occupazione, blocco dei macchinari, controllo operaio della produzione.

Oggi sappiamo come è finita, l’unica amara speranza che ci resta che è i tanti lavoratori attualmente in lotta nel comprensorio forlivese, a Faenza come nel caso dell’OMSA e in tutta Italia non abbiano la memoria corta. Da questa e da tante altre vertenze si può trarre un’unica conclusione: solo la lotta paga! Occupazione ed esproprio operaio senza indennizzo alla proprietà sono l’unica strategia veramente efficace per difendere il posto di lavoro.

Come volevasi dimostrare: Electrolux verso il solito accordo bidone

Ripubblichiamo dal sito Operai Contro:

Caro Direttore, approvato l’accordo Electrolux ora escono le sorprese.
Qual è stato l’atteggiamento del sindacato?
Ha detto che gli esuberi erano stati ritirati, per poi aggiungere "fino al 2017".
Ha raccontato che il salario non sarebbe stato toccato, oggi si è saputo che dal 28 aprile riprenderanno gli incontri con la direzione sulla riduzione del costo dell’ora lavorata, e su non meglio specificate “risposte” per Porcia e Susegnana.
Ha firmato il contratto di solidarietà, con relativa perdita di salario, ed ora si appresta a discutere la modifica della tempistica del lavoro, per ottenere attraverso l’aumento dello sfruttamento operaio, la stessa produzione ma con l’orario ridotto, così sì produrranno gli esuberi.
Ha reso noto nella giornata di ieri che:
“Electrolux ha presentato nel dettaglio gli interventi previsti dal piano industriale nei singoli stabilimenti, in relazione alla distribuzione dei 150 milioni di euro di investimenti previsti – specificandone dimensione e tempi sia sui prodotti che sul processo produttivo –, agli interventi sull’organizzazione del lavoro sia in termini di efficienza che di incrementi di produttività, ad ulteriori azioni individuate dall’azienda per ridurre il costo dell’ora lavorata (periodo di gestione del calendario ferie, riproporzionamento dei permessi sindacali, delle ore di assemblea, delle pause, velocizzazione delle linee per Solaro, Forlì e Susegana).”
Come mai la fregatura che c’era nell’accordo Electrolux viene fuori solo ora?
Il sindacato ha messo una firma in bianco sui punti più importanti?
Senza riprendere la lotta e isolare gli agenti collaborazionisti che dicono di fare i nostri interessi, verrà vanificato ciò che abbiamo fatto finora, e saremo schiacciati dal piano del padrone.
Saluti

16 aprile 2014

Interrogarsi sul 12 Aprile

Le immagini della feroce repressione di cui Polizia e Carabinieri sono stati autori in Piazza Barberini continuano a distanza di giorni a rimbalzare tra organi di stampa borghesi, blog e social network. La tonnara di Piazza Barberini consegna al movimento decine e decine di feriti e gli arresti di diversi compagni, a cui va tutta la nostra solidarietà. La mobilitazione per la scarcerazione di Lorenzo, Matteo, Simon e Ugo deve essere fin da subito forte e decisa.

Interrogarsi sul come è venuta a maturare la giornata del 12 Aprile e le stesse condizioni della repressione di Piazza Barberini è però il punto centrale da cui partire.

Il primo dato da osservare è che, in netta controtendenza con le giornate del 18-19 Ottobre, la partecipazione mobilitazione è stata molto bassa, con cifre che oscillano tra i 10.000 e i 20.000. Se le giornate di Ottobre, che pure erano nate intorno alla questione abitativa, avevano avuto la capacità di coagulare intorno a se alcuni settori delle avanguardie di classe e quindi di richiamare anche altri obbiettivi, altre parole d'ordine che non fossero esclusivamente quelle vertenziali della casa e del generico riferimento al reddito, per il 12 Aprile non è stato così.
Appiattire sul piano vertenziale della questione abitativa romana una mobilitazione che invece aveva bisogno di allargarsi ad altri obbiettivi, ad un altro piano di progetto politico, ha avuto come conseguenza la diserzione della massa dalla piazza.

La piazza del 12 ci consegna in negativo molte preziose lezioni, a partire dalla gestione delle dinamiche di piazza, ma passando anche per una più profonda analisi di come si devono far partire certe dinamiche, che non possono più essere pratiche di rappresentazione dello scontro, non si può più "giocare alla guerra", non si può più continuare a delegittimare le parole stesse, chiamando alla sollevazione, all'assedio, alla presa dei palazzi, quando le condizioni materiali e numeriche dicono l'esatto contrario.

La stessa autorappresentazione di certi settori del corteo e del movimento antagonista come i veri duri e puri, mentre tutti gli altri sarebbero illusi o illusionisti, riformisti o istituzionalisti, si declina sostanzialmente nello scontro fine a se stesso voluto e cercato con Polizia e Carabinieri. Con l'amara sorpresa, stavolta rispetto al 18-19, che le forze del disordine, forti anche della nostra esiguità numerica e dell'autoisolamento in cui si è venuta a costruire la giornata del 12, hanno reagito con più forza, sbaragliando la piazza in una manciata di minuti, distribuendo manganellate e facendo anche diversi arresti.

Su un altro versante, la costruzione del 12 Aprile ci conferma che non esiste mobilitazione di massa senza la massa. Questa tautologia ci serve a comprendere come non si possano lanciare cortei solo attraverso proclami e intorno a vertenze che stentano ad avere una dimensione nazionale anche solo all'interno della loro dinamica specifica.
Certo l'assenza dalla piazza del movimento operaio organizzato è uno dei fattori della riuscita minoritaria del corteo, ma non è l'unico: il corteo non ha avuto appeal nemmeno tra gli studenti e in ambienti di sinistre confuse.

Il lavoro per la costruzione di una vertenza generale del mondo del lavoro è la strada maestra per ricostruire una mobilitazione che abbia una vera caratterizzazione di massa e che porti con sè quindi anche un progetto politico chiaro, fuori dal vertenzialismo e dal localismo e all'interno di una piu' generale opposizione al sistema capitalista e di un programma rivoluzionario di sua rottura e di suo superamento.

Questo lavoro ha come elemento cardine la costruzione del partito rivoluzionario, non c'è unificazione delle vertenze, non c'è progetto rivoluzionario che possa passare al di fuori della costruzione del partito.
Lo spontaneismo vive di stagioni, che possono essere floride come no, superare il movimentismo fine a se stesso è un compito quanto mai urgente, dato il livello di organizzazione dell'avversario.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Casapound Italia: squadrismo e frignate

In vista delle elezioni amministrative a Ceprano (FR) il Partito Comunista dei Lavoratori ha presentato una sua lista autonoma, candidando a sindaco il compagno Luigi Sorge, operaio della FIAT di Cassino.
Sappiamo bene quanto la provincia di Frosinone sia infestata dalla canaglia reazionaria fascista, e lo scopo della nostra presentazione è proprio quello di far udire una voce fuori dal coro che parli di condizioni di lavoro, di anticapitalismo e di rivoluzione. Una voce comunista e rivoluzionaria.

Il compagno Luigi Sorge, nel comunicato stampa che annunciava la nostra presenza, ha messo in chiaro i nostri propositi, che non sono a fini elettoralistici, ma di militanza proletaria e rivoluzionaria sul territorio.
Ovviamente, in una terra e in un Paese dove il populismo e il fascismo stanno prendendo pericolosamente piede, il nostro candidato ha messo in chiaro, senza troppi giri di parole, la nostra posizione nei confronti delle organizzazioni di estrema destra, Casapound nello specifico, considerando la loro partecipazione alle amministrative in quel di Ceprano.
Avendo messo in chiaro la loro natura fascista e xenofoba, e soprattutto antisemita, Sorge si è visto minacciare di querela da CPI, offesa dalle dichiarazione del nostro rappresentante territoriale e dirigente.

Ma di cosa si sentono diffamati? Per averli chiamati con gli aggettivi che meritano, fascisti, xenofobi e antisemiti?
Chi tentò di architettare a Napoli uno stupro ai danni di una giovane israelita?
Chi nel fiorentino intrecciò rapporti con Casseri, colui che profondamente razzista sparò a due ragazzi senegalesi uccidendoli?
Chi aggredì in dieci due nostri compagni a Firenze, nascondendosi poi dal corteo antifascista che attraversò le strade fiorentine in seguito all'aggressione?
Casapound Italia.
Cercano di nascondersi dietro l'immagine dei bravi figli della patria, rispettosi della nazione e delle sue tradizioni. In realtà le uniche tradizioni a cui sono affezionati sono quelle dello squadrismo, delle leggi razziali, dell'odio etnico. Riesumatori delle vergogne peggiori della nostra nazione.

Il proletariato punì molto duramente i fascisti in passato, appesi per i piedi come salami.
Rivendichiamo con orgoglio l'antifascismo di classe e militante e ci facciamo portatori, insieme a tutti gli antifascisti conseguenti, del retaggio storico e delle organizzazioni che a loro seppero dare il colpo di grazia, facendoci respirare liberamente.
Non crediamo nell'antifascismo di parata istituzionale, con il quale la borghesia sta distruggendo il valore della Resistenza al solo fine di privare le nuove generazioni proletarie dell'esempio forse più alto della lotta di classe italiana.
Abbiamo proposto e proponiamo la formazione di squadre di autodifesa, perché la lotta al fascismo o si pone su un terreno concreto o non è.
Distruggere il fascismo in quanto strumento della borghesia nella lotta di classe: su questo non faremo un passo indietro.
Casapound e compagnia squadrista sono avvisate.
Il PCL porterà ovunque il sue messaggio antifascista, dalle grandi città fino all'ultimo comune d'Italia. Combatteremo ovunque.
Partito Comunista dei Lavoratori

15 aprile 2014

Roma 12 aprile 2014 - I riformisti scappano, la polizia manganella su indicazioni dei leccapiedi degli industriali e dei banchieri (PD e PDL)

Di Onide Berni

Un buon corteo ha sfilato per le vie romane, a fronte di provocazioni e abusi polizieschi. Perché?
Le presenze non sono da paragonare a quelle Cgil, PCI (o “roba” di questo genere) in quanto tanti di noi, Compagne/i e ragazze/i attivi in questi cortei definiti “conflittuali” o “di base”, si presentano agli eventi autorganizzandosi e sostenendo personalmente la trasferta.
Diciamoci la verità: se 15-20.000 ragazzi, ragazze, donne ed uomini (più o meno giovani) scendono in piazza per questi eventi è perché preferiscono spendere quei 50 euro (se non di più) per una causa che può chiamarsi “giustizia sociale” “diritti per tutti” o “ potere dei lavoratori”. È questo il filo conduttore della rivolta: forte, spregiudicata, ma a parole contraddittoria.
Tanti moderati e mediocri potrebbero definirli “piccolo-borghesi” perché “si lamentano del lavoro e della disoccupazione, ma spendono 50 euro per fare scritte sui muri”.
Alcuni dei compagni del Partito Comunista dei Lavoratori, seppur disoccupati di lunga data, hanno risparmiato per poter essere presenti. Non siamo gli unici ad aver fatto questa scelta: lungi da me nel definirci come “unici combattenti”, anzi.
Tanti, quindi, non si sono nascosti, come dei borghesucci di provincia su un bel divano o dietro ad un bicchiere “per dimenticare di esser stati presi per il sedere” .
A noi non piace la pace sociale, non vogliamo che un capitalismo barbaro continui imperterrito a mietere vittime sul lavoro e cagionare povertà e disperazione.
I Comunisti non vanno in piazza a chiedere: devono lottare per ottenere un ribaltamento totale dell’ordine dei poteri. Quindi via i politici delle banche e degli industriali, potere a chi lavora.
Per un comunista non c’è cosa più sbagliata che pensarla diversamente. La lotta dei comunisti non coincide con l’illusorio "socialismo a tappe". Questa non è una verità calata dall’alto, è solamente l’applicazione della teoria a cui ci ispiriamo: il marxismo.
Non esiste l’unità dei comunisti, ma solo il fronte unico nelle lotte. Non esistono alleanze con la classe dirigente, né tantomeno con chi ordina le manganellate alle manifestazioni o con chi ci sfrutta (Renzi e PD-DS-PDS-PCI+DC ).
Compagni, abbandonate le vostre idee di pace e giustizia. I comunisti devono combattere e non tentare il male minore. Non ci sono mezze misure. O si sta con gli oppressi o con gli oppressori.
Noi del Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo scelto: stiamo solo con gli sfruttati e ci opponiamo con tutti i mezzi agli oppressori. Con i governanti non si discute. Non pensiamo, tantomeno, che un voto possa servire a cambiare l’ordine dei “giochi”: NON VOTIAMO I LAVORATORI VENDUTI AL CAPITALE, AL RIFORMISMO ED ALLE BUROCRAZIE FIOM–CGIL. Questi individui non si battono per gli sfruttati, ma solo per il proprio privilegio.
A Roma, i Compagni più esperti del Partito Comunista dei Lavoratori non sono scappati, ma hanno aiutato i Compagni meno esperti ed hanno difeso le Compagne/i in difficoltà. Noi non scappiamo.

Compagni confusi! Siete avvertiti: non fidatevi dei riformisti.

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