iniziative in corso

Tesseramento 2015

Solo la rivoluzione cambia le cose.

Tesseramento 2015

Costruiamo il partito della rivoluzione!

Tesseramento 2015

Mai un passo indietro.

Tesseramento 2015

Licenziamo i licenziatori.

Tesseramento 2015

Solo la classe operaia può costruire l'alternativa.

1 settembre 2015

Continua la vertenza dei lavoratori all'Artoni di Pievesestina: lottiamo con loro per vincere!


Dopo le ferie forzate ad agosto, si è riaccesa la mobilitazione dei 28 soci lavoratori della Stemi logistica, cooperativa che aveva in appalto i lavori dello stabilimento di via Dino Rondani a Pievesestina (Cesena) dell'azienda di trasporti Artoni. L'unica “colpa” dei lavoratori era quella di richiedere condizioni di lavoro più salutari e sostenibili – trasportare a mano copertoni di 30 chili con 35 gradi non è proprio un bagno di salute. L'Artoni ha risposto a questa richiesta con la rescissione dell'appalto, cogliendo la palla al balzo per liberarsi dei 15 lavoratori iscritti al sindacato ADL Cobas, quindi troppo “choosy” e irrequieti per gli standard del nuovo corso del Jobs Act del governo Renzi. Così facendo, i lavoratori perdono anche tutti gli scatti di anzianità che avrebbero ottenuto con il regolare proseguimento del contratto con l'Artoni.

La sezione Romagna del Partito Comunista dei Lavoratori continua a stare al fianco dei lavoratori Stemi per il loro pieno e immediato reintegro.

Ai lavoratori assunti direttamente dall'Artoni per coprire ora il buco diciamo:

Non cedete al ricatto del padrone! Oggi è toccato a loro, domani toccherà a voi! Difendete i vostri fratelli lavoratori e lottare per il vostro e il loro posto di lavoro!
A tutti i lavoratori, agli studenti e ai cittadini solidali del territorio diciamo:
Sosteniamo insieme la lotta per il reintegro dei lavoratori della Stemi nello stabilimento Artoni, partecipiamo ai loro presidi e, se il padrone non cede, ai picchetti di blocco delle merci! All'attacco generale dei padroni rispondiamo con uno sciopero generale sul territorio!

Creiamo sul territorio un fronte unico di lotta contro i licenziamenti e le chiusure, per difendere il posto di lavoro e i diritti conquistati dalle lotte operaie nel passato!

Costruiamo un coordinamento generale e autonomo dei lavoratori sui posti di lavoro e nel territorio per unire le vertenze e le lotte operaie con tutte le rivendicazioni legate ai nostri bisogni essenziali, casa salute trasporti e istruzione!

Lottiamo per contrastare l'offensiva dei padroni e del loro governo cittadino e nazionale, tutti schierati contro i lavoratori!

Cacciamo il governo Renzi con la lotta di massa!

LA SALUTE DEI LAVORATORI VIENE PRIMA DEL PROFITTO DEL PADRONE!
REINTEGRO IMMEDIATO DEI LAVORATORI DELLA STEMI!

30 agosto 2015

VIDEO - Serata di Formazione "Il Programma di Transizione" di Lev Trotsky

Testi e video dalla serata di formazione del 27 agosto a Cesena.


Dal Programma di Transizione:



"Tutti i settori del proletariato, tutti i suoi strati, le sue categorie e i suoi gruppi devono essere trascinati nel movimento rivoluzionario. Quello che contraddistingue l'epoca attuale non è un affrancamento del partito rivoluzionario dal prosaico lavoro di tutti i giorni, ma il fatto che questa lotta può essere condotta in connessione indissolubile con i compiti della rivoluzione."


"Alla critica riformista dei padroni di antico stampo, i cosiddetti "padroni per diritto divino" tipo Ford, diversi dai "buoni" sfruttatori "democratici", contrapponiamo la parola d'ordine dei comitati di fabbrica come centri di lotta contro gli uni e gli altri.


I burocrati dei sindacati si oppongono, come regola generale, alla creazione dei comitati, allo stesso modo che si oppongono ad ogni audace passo sulla via della mobilitazione delle masse. Sarà, tuttavia, tanto più facile spezzare la loro opposizione quanto più ampio sarà il movimento."


"Nella fase del suo declino il capitalismo sferra i colpi più duri alle donne, come operaie e come donne di casa. Le sezioni della IV Internazionale devono ricercare l'appoggio degli strati più oppressi della classe operaia e quindi delle donne lavoratrici. Vi troveranno fonti inesauribili di attaccamento, di abnegazione e di spirito di sacrificio.


A morte il burocratismo e il carrierismo! Apriamo le porte ai giovani e alle donne lavoratrici!


Queste sono le parole d'ordine scritte sulla bandiera della IV Internazionale."



I VIDEO (Parte 1-5)


















IL DIBATTITO (parte 1-3)








27 agosto 2015

Se questa è Chiesa

Di falaghiste

Come non provare una certa simpatia per le recenti dichiarazioni di alcuni alti prelati a sostegno dei profughi, contro il razzismo e le politiche del Governo ”del tutto inefficaci e riottose ad affrontare questo problema con umanità ed impegno”?

E come non riconoscere che la Chiesa si stia schierando , finalmente in coerenza con i suoi principi fondanti, con i poveri, i perseguitati e i diseredati?

Difficile negarlo, quasi impossibile quando ogni giorno su stampa e televisioni appaiono polemiche, interviste e dichiarazioni a favore e contro, che nell’insieme sembrano certificare tale realtà.
Una realtà secondo la quale il nostro paese sembra diviso in tre grandi aree di opinione: quelli che i profughi li vorrebbero accogliere senza se e senza ma, quelli che li vorrebbero accogliere entro certi limiti ma non sanno come fare e quelli che li butterebbero senz’altro a mare: rispettivamente la Chiesa (sinistra), il centro (Governo) e la destra (i razzisti con in testa la Lega). A questa classificazione, piuttosto arbitraria e sicuramente assai datata, sfuggono però gli indecisi che oscillano fra la varie posizioni e che i grillini cercano di rappresentare con tutte le ovvie e paradossali contraddizioni.

Insomma l’impressione è che la Chiesa, progressivamente si stia sostituendo alla sinistra politica tradizionale nella rappresentanza delle fasce più povere della popolazione e non solo da noi ma a livello globale.

Non è una novità, fin dal primo giorno del suo insediamento sul soglio di Pietro, Papabuono ha annunciato la nuova Chiesa del terzo millennio: senza più la concorrenza del comunismo saranno i poveri la principale risorsa dalla quale attingere consensi per rilanciare il cattolicesimo nel mondo.

Però è innegabile che il recente aggravarsi della situazione abbia accelerato il cammino sulla nuova via e forse oltre le intenzioni di Papabuono stesso.

Cosa c’è che non va in questo? Non è forse un bene che ci sia qualcuno talmente autorevole da non poter essere ignorato che si batte per i bisogni del popolo?

Con questi presupposti, non si può che rispondere ”sì”; ma allora tanto vale abiurare i residui pruriti laici e socialisti e abbracciare senz’altro la fede come unica risorsa possibile per ottenere un minimo di giustizia sociale.

Ma la realtà non è fatta solo di immagini o parole, che sono la sua manifestazione estetica e sonora, ma un processo in divenire; il quale per essere compreso implica la conoscenza della storia e cioè delle relazioni umane politiche ed economiche che l’hanno generato.

Solo in questo modo ci si può orientare nel caleidoscopico vortice di suoni e colori per cercare di cogliere, non la verità o il bene che in assoluto non esistono, ma la tendenza prevalente del processo in atto, ovvero la direzione futura del cambiamento.

Non è facile, anzi estremamente problematico, specialmente in un paese in decadenza come il nostro, che è al secondo posto (dopo il Messico) nella classifica dell’ignoranza mondiale: secondo una ricerca recente la metà della popolazione non è in grado di capire quello che legge, quindi è lecito supporre che legga poco o niente.

Tuttavia bisogna continuare ad affermare con forza, oltre ogni apparenza, che non è affidandosi alla Chiesa che potranno migliorare le sorti dell’umanità.

Essa rappresenta il potere millenario del clero, che oggi compete per il dominio sull’umanità con la borghesia, come in passato faceva con la nobiltà e l’aristocrazia. E che ricorre a tutti gli strumenti a sua disposizione: il denaro, la propaganda, la tecnologia, la scienza e la tecnica.

Ma essa non è soltanto questo, è molto di più. È un’istituzione totalitaria ma eclettica che affonda le sue radici nell’antichità: l’unica  riuscita a sopravvivere ai grandi cambiamenti epocali. Si schiera sempre con i vincitori, dimostrando, essa sì, una grande capacità di vedere oltre le apparenze, ricorrendo secondo convenienza alla tradizione, alla superstizione, all’economia e alla politica.

La Chiesa è responsabile quanto gli Stati occidentali, che ha sempre sostenuto e che ora accusa di egoismo, del caos primordiale in cui stanno precipitando i paesi mussulmani.

È complice delle politiche di demolizione della sanità e della scuola pubblica, essendo interessata alla gestione diretta di tali attività, per il profitto e per imporre un’educazione religiosa. Parimenti succhia dalle risorse pubbliche, sempre con la complicità di politici compiacenti, tramite la gestione delle attività caritatevoli: Caritas, Ass. Giovanni XXIII, e Acli nella formazione professionale.

Svolge attività commerciali senza alcun controllo fiscale (comitati per la fame nel mondo), è gestore di teatri e sale cinematografiche dove si proiettano film in programmazione corrente e rilascia biglietti fuori norma.

È infiltrata con il consenso di presidi compiacenti nelle scuole statali, specialmente licei classici (vedi quello di Forlì), dove circola liberamente la sua propaganda e gestisce appartamenti e studentati nelle città universitarie (Comunione e Liberazione). Possiede giornali, TV e case editrici.

Sceglie gli insegnanti di religione che però paga lo Stato e riceve lauti finanziamenti dai Comuni e dalle Regioni per le scuole di sua proprietà di ogni ordine e grado.

Condivide e promuove da sempre le politiche antioperaie di qualsiasi governo, sia esso di centro, destra o sinistra, tramite l’azione dei sindacati a lei prossimi: primo fra tutti la CISL.

È spietata nell’esigere gli sfratti dei suoi inquilini morosi, pur essendo il primo proprietario di immobili in Italia e nel mondo.

Possiede di fatto, ricorrendo ad artefici giuridici, banche e assicurazioni ed è un protagonista finanziario a livello globale: una multinazionale le cui attività sfuggono più di altre ad ogni controllo (Compagnia delle opere, IOR ecc.).

Dopo la guerra fredda il potere della Chiesa si è molto rinforzato e se ne vedono i risultati. Ma dal punto di vista del clero, dopo il trionfo del capitalismo, la secolarizzazione dei rapporti umani è stata una conseguenza imprevista e non auspicata, anche se certamente preferibile al comunismo.

Le denunce di Papabuono contro l’idolatria della merce e l’egoismo imperante vanno viste come il tentativo di recuperare il terreno perduto sul piano della competizione con la borghesia per il controllo delle coscienze.

Però, a prescindere da quanto detto, il fatto che Papabuono si scagli contro l’economia di mercato è un buon segnale: vuol dire che anche la chiesa, che la sa lunga, sente puzza di bruciato.

Questa è la realtà, il resto è fumo d’incenso e odor di crisantemi.

21 agosto 2015

Serata di Formazione sul Programma di Transizione di Lev Trotsky - 27 AGOSTO ore 21.00



Giovedì 27 agosto si terrà la serata di approfondimento sull'opera di Trotsky "Il programma di Transizione" a cura del Partito Comunista dei Lavoratori, sez. Romagna, presso il Magazzino Parallelo, via Genova 70, Cesena, alle ore 21.00.
Relatore: Luciano Zangoli

Alla serata sarà possibile acquistare copie del "Programma di transizione" oltre ad altri materiali della sezione. In alternativa è possibile scaricare il programma di transizione e altre opere di Trotsky da qui http://pcl-fc.blogspot.it/p/trotsky.html


19 agosto 2015

UMANAMENTE DECADUTO È CHI DIFENDE I PROFITTI DELLE AZIENDE SULLA PELLE DEI CITTADINI


di Volodia e Frecciarossa

Con la sua “summa” sulla vicenda del biodigestore, affidata al sito del comune (qui), il sindaco Grandini ha perso un’occasione per tacere. E fare una figura più signorile dell’ignobile balletto degli ultimi mesi sulla vicenda del biodigestore.

Il primo cittadino di Forlimpopoli, targato PD, è comprensibilmente deluso. La batosta che i suoi concittadini gli hanno assestato brucia ancora. Davanti a un comitato di persone che fanno valere le proprie ragioni con metodi “democratici”, questo esponente del partito “democratico” (appunto) blatera di decadimento umano, irragionevolezza, demagogia, populismo e addirittura “stupro del rispetto umano”. Neanche fossimo davanti a terroristi della peggior specie.

E tutto perché i cittadini forlimpopolesi hanno detto NO al progetto di un impianto di biodigestione che avrebbe fatto finire ingenti fondi pubblici nelle tasche di un imprenditore privato (sotto forma di incentivi) e che avrebbe peggiorato la salute e la qualità della vita dell’intera Forlimpopoli senza apportare il minimo beneficio pratico, salvo appunto a un pugno di imprenditori. Si tratta di impianti, che per stessa ammissione di chi li costruisce e gestisce, sarebbero antieconomici senza incentivi. E verranno abbandonati quando lo stato chiude i rubinetti. Impianti che non bruciano rifiuti ma che si alimentano con una componente vegetale coltivata appositamente, in un ciclo in cui l’unica cosa che cresce è solo il guadagno degli imprenditori coinvolti.

Non ci meraviglia la stizza di Grandini: fin dalle primissime riunioni del Comitato No Biogas a cui ha partecipato ha affermato “che bisogna tutelare gli interessi delle imprese”. Dunque sappiamo da che parte sta. Il sindaco sta con il capitale, con il profitto, con il padrone. Ma si stizzisce, dato che questa volta i cittadini non sono stati zitti e buoni a ingoiare e (bio)digerire l’ennesimo scempio del buonsenso (e dare soldi pubblici a un imprenditore privato che non produce nulla si potrebbe definire ben peggio).

Parla di imprenditori calpestati e oltraggiati, di atteggiamenti camorristici verso “aziende leader nella costruzione di impianti innovativi” (l’azienda che doveva costruire il biodigestore forlimpopolese ha da anni il fatturato pari a zero, la grande leader).

L’evidente confusione del sindaco si evince dalla domanda “Cosa ne facciamo di tutta la merda che produciamo?”, quando sa benissimo che il biodigestore non avrebbe digerito rifiuti, come lui stesso ricorda ai cittadini poche righe sopra.

Il sindaco fa i complimenti alle istituzioni, che secondo lui hanno funzionato, elogia persino l’opposizione dei 5 Stelle (e sappiamo che quando il potere elogia un’opposizione è segno che qualcuno non fa il suo mestiere...), invoca la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Come se il sistema fosse sano.

La politica del PD nei confronti dell’ambiente è chiara, a livello locale, provinciale (si veda la questione dell’inceneritore di Forlì) e nazionale (si veda il decreto Sbloccaitalia). Ed è tutta a vantaggio del capitale dell’imprenditoria, degli interessi di alcune lobby e non certo della natura o delle persone.

È stato bocciato il biodigestore a San Pietro ai Prati: è stata vinta (meritatamente) una battaglia, ma non la guerra. Il nuovo RUE ha di fatto reso più severi i parametri per la costruzione di nuovi impianti, ma non impedirà ad altre aziende “leader” di costruire nelle frazioni limitrofe.

Solo perché si è evitato un pugno non si è vinto l’incontro. L’incontro, o lo scontro, sarà vinto quando la produzione, e la gestione dei rifiuti che ne derivano, sarà sotto controllo diretto dei lavoratori: avremo vinto quando la produzione non dovrà più sottostare all’obbligo di produrre profitti per una classe di sfruttatori, ma sarà finalizzata al soddisfacimento dei bisogni di tutti. Avremo vinto quando i lavoratori controlleranno la produzione. E per questo ci vuole la rivoluzione, una strada lunga e difficile, ma che gli orrori del capitalismo non fanno che rendere ogni giorno più inevitabile.


11 agosto 2015

Il PCL si schiera a fianco dei lavoratori della STEMI LOGISTICA

Il Partito Comunista dei Lavoratori si schiera a fianco dei soci lavoratori della Stemi Logistica, cooperativa che aveva in appalto, fino a pochi giorni fa, i lavori dello stabilimento di Pievesestina dell'Artoni. L'improvvisa quanto studiata cessazione della commessa affidata alla Stemi permette all'Artoni di liberarsi di 28 lavoratori che avevano l'unica “colpa” di richiedere condizioni di lavoro più salutari e sostenibili. La risposta dell'Artoni è stata quella di una internalizzazione con l'assunzione di qualche crumiro che lavori ancora più duramente degli operai della Stemi: ci si libera così di una vertenza e allo stesso tempo di operai sindacalizzati e non “calmati” dal solito burocrate cgil-cisl-uil (poiché iscritti all'adl cobas). Invitiamo i lavoratori del territorio e le loro organizzazioni a mobilitarsi in modo unitario per imporre il reintegro immediato di questi lavoratori.

LA SALUTE DEI LAVORATORI VIENE PRIMA DEL PROFITTO DEL PADRONE!
REINTEGRO IMMEDIATO DEI LAVORATORI DELLA STEMI!

8 agosto 2015

Presidio in solidarietà del popolo curdo a Cesena - Contro l'ISIS e Erdogan! - Video dell'intervento del PCL Romagna



Il Partito Comunista dei Lavoratori era presente al presidio di venerdì sera davanti al Duomo di Cesena per rivendicare una comune lotta, qui in Europa come in Turchia e in Medio Oriente, contro la guerra di Erdogan al popolo kurdo e all'opposizione di sinistra. Mettere fine ai massacri dell'IS e ai conflitti in Medio Oriente spazzando via la cricca di industriali, banchieri, petrolieri che alimenta questi massacri. Per una Federazione laica e socialista del Medio Oriente, per la fine dell'oppressione su kurdi e palestinesi, per l'abbattimento della dittatura dei capitalisti sui lavoratori!

Parte 1




Parte 2


5 agosto 2015

Stop alla guerra di Erdogan!

La risposta del premier turco Erdogan alla bocciatura che le elezioni politiche del 7 giugno hanno inflitto a lui e al suo partito (AKP) è stata trascinare la Turchia in guerra, mettendo sullo stesso piano i macellai dell'IS (detto ISIS) e lo storico partito dei lavoratori kurdi, il PKK. Sfruttando l'attentato suicida di Suruç (32 morti e un centinaio di feriti fra i giovani turchi di sinistra filokurdi), ha infine messo in pratica il suo piano di guerra, del tutto sbilanciato contro i kurdi e con attacchi marginali all'IS. È la guerra personale di Erdogan, fatta per salvare la sua carriera politica. È la guerra dell'AKP, fatta per far sì che questo partito continui a restare al potere. I lavoratori in Turchia e in tutta Europa devono dire "basta!" a questo piano di guerra, che farebbe precipitare ancora di più la tragica situazione del Medio Oriente.

Avendo favorito l'IS per anni, avendogli permesso di usare il confine turco per il loro traffico di petrolio, armi, reclute, per ricoverare milizie ferite etc., avendo reso le città di confine roccaforti dell'IS, avendo quindi sostenuto questa e altre simili organizzazioni di pari passo con il Qatar e l'Arabia Saudita per anni, perché ora questo voltafaccia dell'AKP? Nessuno potrebbe rispondere: "Ovviamente per Suruç!". Suruç è stata una reazione. È stato un avvertimento alla Turchia per l'offerta agli USA della base di Incirlik, a inizio luglio, offerta precedentemente rifiutata per quasi un anno. L'IS aveva anche un obbiettivo politico da attaccare. Ha attaccato i socialisti in solidarietà con Kobane, facendo capire l'intenzione di voler ricorrere a qualsiasi mezzo pur di soffocare il Rojava, e ricordando all'AKP la necessità dei suoi utili servigi.
Non è accettando l'egida degli Stati Uniti che si combatte la barbarie dell'IS. L'IS è la creatura, è il Frankenstein nato dall'odio suscitato nei musulmani dalla guerra del Golfo (1991), dalla guerra in Afghanistan (2001), dalla guerra in Iraq (2003) e dagli attacchi di Israele contro il Libano (2006) e quelli, ripetuti, contro la Striscia di Gaza (2008, 2012, 2014); così come dal fanatismo settario creato dalla guerra fra sunniti e sciiti provocata dagli USA durante l'invasione dell'Iraq. Le aggressioni degli USA hanno prima creato Al-Qaeda, e poi l'IS. Un domani creeranno altri e maggiori danni. Solamente i lavoratori, gli operai, i contadini, le popolazioni oppresse, le donne e i giovani della regione possono stabilire un clima di fratellanza nel Medio Oriente. Solo queste forze possono mettere fine all'imperialismo e al settarismo dei fanatici religiosi!

In Italia come in Turchia, mobilitiamoci in massa per fermare la guerra di Erdogan e dell'AKP! Questa guerra non è contro il terrorismo. Questa guerra è contro i kurdi e contro lo stesso popolo turco, che ha fatto capire che non vuole Erdogan e l'AKP al potere!


FERMARE I MASSACRI IN MEDIO ORIENTE E OGNI INTERVENTO IMPERIALISTA NELLA REGIONE! VIA GLI USA DAL MEDIO ORIENTE!

SOSTENERE LA LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE DEL POPOLO KURDO!

ROVESCIARE LE CLASSI DOMINANTI RESPONSABILI DI GUERRA E FAME IN MEDIO ORIENTE!

PER UNA FEDERAZIONE SOCIALISTA DEL MEDIO ORIENTE, LIBERA DALL'OPPRESSIONE RELIGIOSA E DA QUALSIASI PADRONE!



3 agosto 2015

Lettera aperta per la Quarta Internazionale

Proponiamo la prima traduzione in assoluto pubblicata in italiano, a 80 anni esatti dalla prima pubblicazione, della Lettera aperta per la Quarta Internazionale, uno dei testi preparatori più importanti della fondazione della Quarta Internazionale (nel 1938). Il brano, che trovate come allegato in fondo alla pagina, è accompagnato, come nella pubblicazione originale, dalla Dichiarazione dei quattro, un precedente appello che già costituiva una convergenza dei rivoluzionari in opposizione alla degenerazione burocratica della Terza Internazionale.

Viviamo in un'epoca di crisi sistematica del capitalismo mondiale, segnata dal crescere di una nuova immane bolla finanziaria, da tracolli borsistici (vedi Cina), da crisi del debito con ricadute devastanti (imposizione del terzo memorandum in Grecia col consenso di Tsipras), da uno stato di guerra permanente con svariati focolai che si accendono e si spengono in tutto il globo a seconda dell'evolversi dello scontro tra imperialismi. L'epoca del “trentennio d'oro” riformista del boom postbellico è archiviata per sempre, insieme all'illusione che il socialismo potesse compiersi e mantenersi in un paese solo, l'URSS, accerchiato da un mondo capitalista. Un'epoca di crisi non solo economica, appunto, ma sociale, politica, culturale, dove in particolare il patrimonio storico del movimento operaio è stato abbandonato sotto i colpi della reazione capitalista alle lotte operaie del secolo scorso in tutti i paesi capitalistici avanzati e non solo. Con il conseguente riaffermarsi di blocchi sociali e politici che rievocano e si ispirano in modo più o meno preciso all'ondata nazionalista degli imperialismi europei sfociata nella Prima Guerra mondiale, e a quel fascismo giocato come carta vincente dalla borghesia europea per stroncare il movimento operaio in un'epoca di fermento rivoluzionario. 
Nel complesso della resistibile ascesa del fascismo, il caso della Germania fu eclatante: a seguito di una ascesa elettorale negli anni immediatamente precedenti, il partito nazista conquistò il 43,9% dei voti nelle elezioni generali, alleandosi poi con il Centro Cattolico e con il Partito Popolare Tedesco-Nazionale per avere la maggioranza parlamentare necessaria a bandire per legge i partiti socialdemocratico (SPD) e comunista (KPD), e per ottenere per il solo Hitler i pieni poteri legislativi. L'appoggio di gran parte della borghesia tedesca e il rifiuto di socialdemocratici e comunisti di dare il via a un fronte antifascista delle forze operaie permise a Hitler di prendere il potere con una resistenza pressoché inesistente. Invece di opporsi alla minaccia di una distruzione totale del movimento operaio, il KPD in particolare, seguendo la linea formalmente ultrasinistra del “socialfascismo”, vide di buon occhio l'ascesa di Hitler a danno dell'SPD, aspettando che i nazisti si “bruciassero” nella gestione della disastrata Germania post-crisi del'29: sarebbe poi arrivato il turno dei comunisti al governo. I fatti, evidentemente, hanno dato completamente torto alla linea imposta da Stalin e Togliatti ai partiti della Terza Internazionale, poi ulteriormente sbandata con la linea dei fronti popolari con la borghesia “democratica” - anziché tra partiti operai! - contro il fascismo, ormai saldamente al potere e spodestato dalle “democrazie” unite nella misura in cui non si accontentò di un equilibrio tra imperialismi, ma tentò di accaparrarsi anche la “fetta di torta” degli altri imperialismi europei e di quello statunitense, contestualmente al tentativo di abbattere lo Stato operaio sovietico. 
Di fronte alla resa politica su tutta linea dei principali partiti operai mondiali, Lev Trotsky, tra i fondatori e i massimi dirigenti della Terza Internazionale e del partito bolscevico russo dal 1917, organizzò e animò il tentativo di costruzione di una nuova Internazionale, la Quarta, che salvasse il patrimonio politico del marxismo dalla degenerazione irrecuperabile delle Internazionali egemoni nel movimento operaio. 
La nostra epoca mostra sempre maggiori affinità con quella a cui abbiamo accennato e a cui appartiene il documento di cui offriamo la prima pubblicazione in assoluto in lingua italiana, a ottant'anni esatti dalla sua prima pubblicazione. Si tratta della Lettera aperta per la Quarta Internazionale, uno dei testi centrali nella preparazione, appunto, della nuova Internazionale, che voleva recuperare il filo spezzato del marxismo sia sul piano teorico sia su quello della costruzione del partito mondiale della rivoluzione socialista. Un marxismo abbandonato clamorosamente dalla Seconda Internazionale con il tradimento dei lavoratori a favore delle rispettive borghesie nazionali con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e dalla Terza Internazionale con la stroncatura del partito bolscevico in Russia e dell'Internazionale stessa, attraverso la distruzione del centralismo democratico a favore del dominio incontrastato di una ristretta casta burocratica guidata da Josif Stalin e capace di orrori politici come quelli che abbiamo ricordato. 
Il contributo fondamentale dato dallo stalinismo nella lotta alla Quarta Internazionale e nello sterminio fisico di coloro che l'avevano fondata nel 1938, Trotsky compreso, inferse un colpo gravissimo alla nuova Internazionale, la cui dirigenza internazionale fu incapace, negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, di continuare un'azione conseguente alla sua originaria linea marxista rivoluzionaria, provocando la sua stessa dispersione in varie frazioni, le quali a loro volta hanno spesso abbandonato sia nella sostanza sia nella forma il riferimento alla Quarta Internazionale di Trotsky. 
La rifondazione della Quarta Internazionale, come partito mondiale dei lavoratori basato sul patrimonio politico rivoluzionario del marxismo, è l'indirizzo politico del Partito Comunista dei Lavoratori, fuori da confusioni e opportunismi politici che oggi come ieri caratterizzano ogni forma di riformismo e centrismo nel campo della sinistra di classe. La Lettera che qui vi proponiamo è la migliore risposta ai variegati appelli alla “unità della sinistra” (o “dei comunisti”) che evitano la questione del programma e del partito, nonostante le innumerevoli recenti prove storiche del fallimento politico di chi rimuove la prospettiva di un partito rivoluzionario mondiale; il migliore stimolo a evitare formule politiche scollegate dalla realtà storica e a (ri)scoprire e recuperare la migliore eredità politica del movimento operaio mondiale.